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Lunedì 7 novembre 2011, ore 18.00
Parlamento Europeo, Ufficio per l’Italia, Sala delle Bandiere –

via IV novembre 149 – Roma

Oltre multiculturalismo e populismo: l’Europa di domani


 
In occasione dell’uscita del volume “Il domani appartiene al noi”, Rubbettino Editore
e del numero di Semestre Europeo
 
Ne discutono

Miguel GOTORItalia Futura;
Francesco TUFARELLI – Semestre Europeo;
Paolo ACUNZOMovimento Federalista Europeo;
Sergio BIANCHI – Agenfor;
Alfredo MANTICA
Sottosegretario di Stato- Ministero degli Esteri
 
Modera
Paolo QUERCIA
 
Saranno presenti

Federico Eichberg e Angelo Mellone autori del libro

Annunci
RAI STORIA – OGGI NELLA STORIA

Altiero Spinelli , il padre dell’Europa

31 Agosto – Nasce a Roma Altiero Spinelli  politico e scrittore italiano, padre del movimento Federalista Europeo e cofondatore dell’Unione Europea dei Federalisti. Tra il 1970 e il 1976 è  membro della Commissione Europea, poi del Parlamento italiano e quindi, nel 1979, del primo Parlamento europeo eletto a suffragio universale. La sua visione dell’Europa, con marcate caratteristiche federali, influenza in maniera significativa il cammino dell’Unione dai suoi esordi fino all’Atto unico europeo. Una visione tuttavia che ha perso nel tempo il vigore originale lasciando più spazio a una Europa delle nazioni.

(tratto da http://www.raistoria.rai.it/accaddeoggi/altiero-spinelli-il-padre-dell%E2%80%99europa-287.aspx )

GUARDA IL VIDEO

FIRMA L’APPELLO!

Campagna per la Federazione Europea

NOI, POPOLO EUROPEO”

CHIEDIAMO LA FEDERAZIONE EUROPEA

Per governare l’economia europea

Per una politica estera e di sicurezza europea

Per uno sviluppo equo e sostenibile

Per la pace e la giustizia nel mondo

APPELLO AL PARLAMENTO EUROPEO, ALLA COMMISSIONE EUROPEA,

AL CONSIGLIO EUROPEO DEI CAPI DI STATO E DI GOVERNO E AI PARTITI

(da fare sottoscrivere a cittadini, poteri locali, sindacati e movimenti della società civile)

 

Il progetto di un’Europa libera e unita,che cominciò a circolare nel 1941 con il Manifesto di Ventotene,non ha ancora raggiunto la sua meta.

I cittadini europei hanno un Parlamento, una Corte di Giustizia e una moneta unica, ma non ancora uno Stato e un governo federali, perché i governi nazionali non vogliono cedere all’Europa le loro sovranità nel campo dell’economia e della sicurezza.

Condannano così gli Europei al declino politico, all’arretramento sociale, alla perdita di competitività, privano le giovani generazioni di un futuro, alimentano la crisi della democrazia e la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Noi, popolo europeo, vediamo nell’unità politica dell’Europa la risposta più alta alla crisi politica della società contemporanea.

Rivendichiamo

la Federazione europea

  • con un governo federale dotato di poteri limitati ma reali nel campo dell’economia, della finanza pubblica, della politica estera e di sicurezza, e responsabile di fronte a un Parlamento europeo che eserciti pienamente il potere legislativo insieme alla Camera degli Stati,

  • a partire dai paesi disponibili a rafforzare l’unità – l’Eurogruppo – e in particolare da quegli Stati che storicamente hanno promosso l’unificazione europea – la Francia, la Germania e l’Italia -, perché vogliamo:

– creare un governo democratico dell’economia europea e salvare l’euro attraverso il risanamento delle finanze pubbliche e lo stimolo alla crescita;

– attuare un Piano europeo di sviluppo economico ecologicamente e socialmente sostenibile, basato su investimenti in infrastrutture, la riconversione in senso ecologico dell’economia, incrementando l’uso di energie rinnovabili, l’attività di ricerca ed innovazione, l’erogazione di beni pubblici europei e finanziato da un aumento significativo del bilancio europeo con l’emissione di euro-obbligazioni e con imposte europee (come quella sulle emissioni di CO2 equella sulle transazioni finanziarie) a parziale sostituzione di imposte nazionali, realizzando una più equilibrata distribuzione del carico fiscale tra i diversi livelli di governo (locale, regionale, nazionale ed europeo);

– difendere il modello sociale europeo, tutelare i soggetti più deboli, stabilire standard sociali e di lavoro minimi a livello europeo, garantire a tutte le persone i diritti politici, civili e sociali stabiliti dalla “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”;

– dar vita a un’unica politica estera, di sicurezza e di difesa, che consenta all’Europa di parlare con una sola voce nel mondo, per promuovere la pace, il disarmo, la giustizia internazionale, e dei diritti umani, a partire dall’area mediterranea, africana e mediorientale.

Chiediamo

la convocazione di una Assemblea-Convenzione costituente

  • composta dai rappresentanti eletti dai cittadini a livello nazionale ed europeo, nonché dei governi e della Commissione europea, con il mandato di  elaborare superando i veti nazionali una Costituzione federale, che dovrà essere ratificata con un referendum, da tenersi nei paesi che avranno partecipato alla redazione della Costituzione, in modo da fondare sulla volontà popolare l’unità politica degli europei.

PER FIRMARE CLICCA QUI

Oggi mercoledì 25 maggio a Roma

alle ore 17.00 presso la CGIL nazionale 

Corso d’italia, 25 sala Di Vittorio

European Alternatives, Movimento Federalista Europeo, ARCI, CGIL, Da Sud, Osservatorio Europa, CIME, FLARE, Assopace, Uisp

organizzano un incontro per discutere su:

UNA RINNOVATA POLITICA EUROPEA A FAVORE DELLA TRANSIZIONE DEMOCRATICA IN MAGHREB / MASHREK

Firma l’appello:

APPELLO PER UNA RINNOVATA POLITICA EUROPEA A FAVORE DELLA TRANSIZIONE DEMOCRATICA IN MAGHREB E DEI DIRTTI DEI MIGRANTI

Appello al Parlamento europeo, alla Commissione europea e al Consiglio europeo

L’Europa è di fronte ad un’occasione unica di sanare le storiche ferite che la dividono dai paesi del Maghreb, sostenendo la transizione democratica in atto. Ma assente come entità politica, in questi giorni cruciali l’Unione europea si mostra agli occhi del mondo divisa tra la diplomazia delle bombe di Sarkozy, la paranoia xenofoba del governo italiano e l’indifferenza tedesca.

Lampedusa rappresenta, prima ancora di una tragedia, l’incapacità delle classi politiche nazionali di intercettare la volontà di cambiamento dei paesi del Maghreb e di mettere in piedi una ridefinizione dei rapporti nord-sud che vada oltre la fallimentare e cinica logica dell’emergenza continua, sbandierata per meri fini elettorali.

Le politiche nazionali nei confronti del fenomeno migratorio si sono rivelate finora inadeguate dal punto di vista della sua gestione (ingressi, accoglienza, inserimento, ecc.), da quello della tutela dei diritti individuali, civili e sociali, cosi come inadeguate sono le politiche di cooperazione e l’aiuto allo sviluppo.

Come la recente querelle tra Francia e Italia sulla questione dei migranti tunisini dimostra, la mancanza di una vera politica europea sulla migrazione ha determinato, insieme ad evidenti ingiustizie e a lesioni gravi del diritto internazionale, una situazione confusa, incerta e contraddittoria incapace di garantire la tutela dei diritti umani, civili, politici, sociali ed economici dei migranti e dei richiedenti asilo.

Consapevoli che l’accoglienza di chi fugge dalla povertà e dalle guerre è necessaria ma non sufficiente sosteniamo la richiesta che emerge da tutti i movimenti sociali dei paesi africani per il diritto a restare e a partire. Soltanto lo sviluppo democratico, sociale ed economico può rendere il Maghreb un’area libera ed indipendente, dove le giovani generazioni possono costruire il loro futuro.

Siamo convinti che solo il rilancio del progetto di unità politica europea possa finalmente esprimere una politica estera e di sicurezza al servizio della pace, della democrazia, della giustizia e della solidarietà a livello internazionale; dichiariamo prioritaria la definizione di una nuova strategia europea di vicinato per i paesi del Maghreb e di co-sviluppo equo e compatibile con i delicati equilibri ambientali  per l’intera regione del Mediterraneo a partire dai seguenti punti:

1. Esercizio di pressioni politiche e diplomatiche dell’Unione europea per garantire il pieno rispetto delle domande e aspirazioni democratiche dei popoli del Maghreb.

2. Varo di una direttiva europea che preveda un permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro secondo criteri da stabilire in cooperazione con i Paesi del Maghreb, con il fine di creare un canale semplice, legale e unitario per i cittadini nordafricani interessati a lavorare o studiare all’interno dell’Unione europea, nel rispetto del diritto alla mobilità e nella piena consapevolezza del contributo dei migranti alla sostenibilità dei sistemi sociali europei.

3. Obbligo al rispetto assoluto del principio del non respingimento e sviluppo di standard minimi vincolanti per tutti i paesi europei sul trattamento dei richiedenti asilo e dei migranti irregolari, atti a garantire il pieno rispetto della dignità di ogni essere umano.

4. Ratifica europea della Convenzione dell’ONU sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, approvata dall’Assemblea delle Nazioni unite il 18/12/1990 ed entrata in vigore nel 2003 ma non ancora ratificata da alcun paese dell’Ue.

5. Sostituzione del regolamento di Dublino con una vera politica europea di accoglienza dei richiedenti asilo, come auspicato dalle istituzioni europee nel Programma di Stoccolma.

6. Superamento del legame tra cittadinanza e nazionalità – che esclude milioni di immigrati dai diritti politici, sociali e civili – al fine di fondare la cittadinanza europea sulla residenza.

7. Rilancio di una politica europea di aiuto allo sviluppo che razionalizzi l’impiego delle risorse nazionali mettendo in piedi un piano per il nord Africa finalizzato allo sviluppo agricolo, alla gestione comune di acqua ed energie alternative e all’integrazione economica e politica dell’area, dando un impulso unitario a progetti a rilancio dell’economia dei paesi del Maghreb e a sostegno della transizione democratica in atto.

8. Creazione di uno strumento diretto di finanziamento per giovani maghrebini per incentivare l’avvio di nuove iniziative economiche o cooperative sul territorio.

9. Infine, la convocazione di una Convenzione Euromediterranea, aperta alla società civile, con il mandato di stendere una bozza di accordo che avvii un processo di allargamento dell’area di libera circolazione ai Paesi del mediterraneo con il consenso di tutte le parti.

PER FIRMARE CLICCA QUI:

EUROPEAN ALTERNATIVES APPELLO MAGHREB

Primi firmatari

European Alternatives (Transnazionale)

Movimento Federalista Europeo (Italia)

Egyptian Democratic Academy (Egitto)

Migrant Rights Network (Gran Bretagna)

Flare (Transnazionale)

CGIL (Italia)

Arci (Italia)

Osservatorio Europa (Italia)

Tavola della Pace (Italia)
Associazione per la Pace (Italia)

Consiglio Italiano del Movimento Europeo (Italia)
Un ponte per… (Italia)

UEF Franche-Comté (Francia)
Coordinamento Donne contro il Razzismo della Casa Internazionale delle Donne di Roma (Italia)

Venticinquesimo anniversario della morte di Altiero Spinelli

…Pertanto la meta finale della sua odissea non è ancora visibile. Ma la sua vita resta
un’ispirazione per chi prosegue il viaggio e, in particolare, per tutti coloro che
vogliono portarlo a termine.

(John Pinder -L’odissea federale europea di Altiero Spinelli )

Nel giorno della ricorrenza della morte di Altiero Spinelli, segnaliamo di seguito alcuni documenti a ricordo della sua figura e alcuni eventi commemorativi.

Un articolo di Pier Virgilio Dastoli: Gli Stati Uniti d’Europa. La visione di Altiero Spinelli

Un’interessante documentario di RAI EDUCATIONAL/RAI SCUOLA:  ALTIERO SPINELLI – IL PROGETTO EUROPEO. I PROFETI DELL’EUROPA

Inoltre, il canale RAI STORIA alle 11.05 di oggi, con replica alle 05.05, ripercorre –  all’interno del magazine Europa –  la nascita e la storia della Comunità Europea attraverso la figura di Altiero Spinelli

Infine, ricordiamo che oggi si svolgerà a Roma l’incontro  Per un’Europa libera e unita.

Nel corso dell’incontro verranno mostrati filmati sulla figura di Spinelli e illustrate le pubblicazioni su “Ulisse” e il federalismo europeo edite negli ultimi anni, insieme alle traduzioni del Manifesto di Ventotene nelle lingue ufficiali dell’UE, pubblicate con il contributo della Regione Lazio. Gli Atti del Comitato, Omaggio ad Altiero Spinelli, sono editi da Bulzoni, Roma 2011.

L’evento verrà preceduto da una cerimonia di ricordo di Altiero Spinelli da tenersi presso la targa a lui dedicata, in via Uffici del Vicario, in Roma, con la partecipazione di personalità politiche e militanti federalisti.

Sono previste analoghe cerimonie presso il Bâtiment Spinelli del Parlamento europeo a Bruxelles, a cura dello Spinelli Group, e nel luogo della fondazione del Movimento federalista europeo (agosto 1943) a Milano. Alle celebrazioni verranno invitate anche le scuole e le istituzioni intitolate ad Altiero Spinelli.

Comitato Nazionale Altiero Spinelli - Ministero Beni Culturali
“Per un’Europa libera e unita”

Per un’Italia europea

MFE

con presentazione degli Atti del Comitato nazionale Altiero Spinelli

e delle recenti pubblicazioni a lui dedicate

Roma, lunedì 23 maggio 2011, ore 15.00-19.00

Parlamento Europeo, Ufficio d’Informazione in Italia

“Sala delle Bandiere”

Via Quattro Novembre, 149


             Indirizzi dGIOVENTU' FEDERALISTA EUROPEAi saluto:

             Clara Albani, Direttore Uff. Informazione in Italia del Parlamento europeo

       Lucio Battistotti, Direttore Rappresentanza in Italia Commissione europea

      Renato Guarini, Presidente Comitato Nazionale Altiero Spinelli

       Oreste Calliano, Vice Presidente Associazione Universitaria Studi Europe

AICCRE              Paolo Acunzo, Vice Segretario nazionale Movimento Federalista Europeo

             Michele Picciano, Presidente Ass. Ital. Consiglio Comuni e Regioni d’Europa

             Lettura del messaggio del Presidente della Repubblica,

Giorgio Napolitano

         Introduzione: Gianni Pittella, Vice Presidente vicario Parlamento europeo

          Ricordano Altiero Spinelli e il suo messaggio federalista:

       Emma Bonino*, Roberto Di Giovan Paolo, Giovanni Maria Flick, Paola Gaiotti De Biase, Sandro Gozi

     Presentano gli Atti del Comitato Spinelli: Francesco Gui e Piero Graglia

      

Intervengono: Gianni Bonvicini, Raimondo Cagiano de Azevedo, Pier Virgilio Dastoli, Giulio        Ercolessi, Luigi Moccia, Roberto Musacchio, Edmondo Paolini, Jean-Marie Palayret, Gabriele Panizzi,     Paolo Ponzano, Tommaso Visone

    Modera: Giampiero Gramaglia

Nel corso dell’incontro verranno mostrati filmati sulla figura di Spinelli e illustrate le pubblicazioni su “Ulisse” e il federalismo europeo edite negli ultimi anni, insieme alle traduzioni del Manifesto di Ventotene nelle lingue ufficiali dell’UE, pubblicate con il contributo della Regione Lazio. Gli Atti del Comitato, Omaggio ad Altiero Spinelli, sono editi da Bulzoni, Roma 2011.

L’evento verrà preceduto da una cerimonia di ricordo di Altiero Spinelli da tenersi presso la targa a lui dedicata, in via Uffici del Vicario, in Roma, con la partecipazione di personalità politiche e militanti federalisti.

Sono previste analoghe cerimonie presso il Bâtiment Spinelli del Parlamento europeo a Bruxelles, a cura dello Spinelli Group, e nel luogo della fondazione del Movimento federalista europeo (agosto 1943) a Milano. Alle celebrazioni verranno invitate anche le scuole e le istituzioni intitolate ad Altiero Spinelli.

Locandina dell’evento

In collaborazione con:

Seconda conferenza del gruppo Spinelli “European Identity: between myth and reality” (Ulrich Beck e Amin Maalouf) 15 Marzo 2011, presso la sede del Parlamento europeo, Bruxelles

di Manuela La Gamma

Come si definisce l`idea di Europa e, di conseguenza, l`idea di identità europea?

Chabod, nella sua “Storia dell’idea di Europa”, ripercorre le tappe del lungo cammino che, dalla Grecia classica all’Ottocento, ha portato alla nascita e allo sviluppo dell‘idea di Europa intesa come coscienza dell’appartenenza a un insieme che non è solo territoriale o politico ma soprattutto culturale. Tale idea nasce sulla base della contrapposizione agli “altri”,  individuati, di volta in volta, nei persiani, negli sciiti, nei barbari, nei turchi. Alla radice di tale plurisecolare contrapposizione c’è essenzialmente un problema di civiltà, che opponeva popoli abituati a vivere nella tirannide e nel dispotismo, come quelli asiatici, a popoli governati, invece, da regimi repubblicani.

Ulrick Beck, noto sociologo tedesco autore di libri di successo quali “Che cos’è la globalizzazione?”e “La società cosmopolita”, rigetta completamente la possibilità di una definizione dell`identità in base a ciò che non si è, in base all`idea dell`”altro da sé”.

L`altro, secondo Beck, non é diverso da noi, non è accanto a noi, bensì in noi e non può essere escluso.

Questa è la “colpa” dell`Europa: è autoreferenziale, parla troppo di se stessa ma non abbastanza dei suoi cittadini – e con i suoi cittadini.

 


Fatta l`Europa, non si sono fatti gli Europei: ci si aspettava quasi che tale processo avvenisse in automatico – ma non è successo. Il problema fondamentale, continua Beck, è che non si è guardato alla creazione di un’identità europea da una prospettiva cosmopolita, bensi utilizzando le categorie del “nazionalismo metodico”, che definiscono l`identita dell`individuo basandosi su categorie del tipo “o….o…”. Infatti, in base all’immagine dello sguardo nazionale la cultura viene intesa come unità territorialmente delimitata, introvertita; tra le culture domina il silenzio, e ciò porta al cosiddetto clash of civilisations, allo scontro di civiltà.

Al contrario, il cosmopolitismo metodologico pensa e studia la dimensione sociale e quella politica servendosi di categorie del tipo “sia… sia”. Adottando un`ottica cosmopolita in un mondo di crisi globali e di pericoli generati dal progresso, le vecchie distinzioni – tra dentro e fuori, nazionale e internazionale, noi e gli altri – perdono il loro carattere vincolante. Pertanto, per sopravvivere c’è bisogno di un nuovo realismo, un realismo cosmopolita.

In sostanza, non si può tentare di comprendere l`UE da un punto di vista prettamente nazionale. Se l`UE viene intesa come somma di società nazionali, cos’è la società europea?

Risulta dunque chiaro che l`Europa non possa esistere al di fuori dei Paesi membri: esiste all`interno degli stessi e dei cittadini europei. Il paradosso più palese, continua Beck, è che l`UE potrebbe costituire un`arena di discussione dove gli interessi dei singoli Stati potrebbero essere portati avanti in maniera migliore e più approfondita. Non bisogna pensare all`UE come uno “Stato mancato”, come una “nazione incompleta”, né si deve avere paura che possa sfociare nella creazione di un “super-Stato”: dalle ceneri delle nazioni, pari ad un`araba fenice, deve nascere un`Europa cosmopolita, il cui processo di integrazione non deve passare tramite l`eliminazione delle differenze: queste ultime non sono il problema, bensì la soluzione.

Il XXIII Congresso Europeo dell’UEF

si svolgerà a Bruxelles

dal 25 al 27 marzo

presso i locali del Parlamento europeo.

Per il programma, approfondimenti ed iscrizioni:  sito Union of European Federalists

Iscrizioni entro il 7 marzo.

Contributo al dibattito per il Congresso MFE di Gorizia

A cura di Roberto Castaldi

Segretario Centro Regionale Mfe Toscana

1. Un nuovo spazio d’azione per l’azione federalista

La crisi economico-finanziaria del 2008 non aveva portato a significative proposte di riforma nell’UE, ancora impelagata nel processo di ratifica del Trattato di Lisbona. La crisi del debito sovrano, mettendo a repentaglio la stessa esistenza dell’Euro ha suscitato invece alcune reazioni, sebbene insufficienti. La primavera scorsa la Commissione ha chiesto un rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche e di bilancio; la BCE ha parlato invece di “governance economica”, chiedendo che le proposte della Commissione di sanzionare uno Stato membro potessero essere approvate a maggioranza qualificata e respinte all’unanimità, come nel processo legislativo ordinario, ma dimenticandosi completamente il Parlamento europeo. Che ha risposto rilanciando il tema delle risorse proprie rispetto al bilancio europeo.

Oggi si parla apertamente di emendare il Trattato di Lisbona. Francia e Germania vogliono rimettere mano al Patto di Stabilità. Il Parlamento europeo lavora a una proposta di Duff per creare un collegio elettorale europeo accanto a quelli attuali, che richiederebbe di aumentare il numero dei parlamentari europei, modificando il Trattato. Vediamo il frutto del nuovo meccanismo previsto da Lisbona, che amplia al Parlamento e alla Commissione la possibilità di presentare emendamenti al Trattato, avviando così la procedura di riforma per via semplificata o ordinaria – che prevede la convocazione a maggioranza semplice di una nuova Convenzione nel caso di presentazione di emendamenti molto significativi. E’ possibile che il cantiere delle riforme istituzionali, che si voleva chiuso per lungo tempo dopo Lisbona, si riapra entro questa legislatura europea. Ma è essenziale che le proposte di emendamento riguardino i nodi decisivi dell’autonomia di bilancio – risorse proprie, capacità impositiva ed eurobonds (i poteri della CECA!) –, della trasformazione della Commissione in un vero governo, dell’abolizione generalizzata dell’unanimità, della creazione di una politica estera e di difesa unica europea. Inserire questi temi nell’agenda della riforma, ovvero porre la questione del salto federale, non può essere che il nostro compito.

2. Una “sponda” istituzionale

Storicamente le campagne federaliste hanno avuto successo solo in presenza di una “sponda” nelle istituzioni europee o in qualche governo nazionale – quella che abbiamo chiamato “leadership europea occasionale”. Altrimenti non hanno raggiunto i loro obiettivi, tranne la sopravvivenza del Movimento, come nel caso del Congresso e poi del Censimento del Popolo europeo. Egualmente, le iniziative delle istituzioni europee, prive di un raccordo con le campagne popolari dei federalisti, sono fallite – come lamentava Spinelli delle iniziative di Hallstein.

La Commissione Prodi e Fischer sono state le ultime “sponde” dei federalisti, manifestatesi prima e durante la Convenzione. La creazione del Gruppo Spinelli testimonia di una volontà di battersi da parte di alcuni parlamentari europei. E la sua apertura alla società civile indica che può costituire una nuova sponda per la nostra azione. Per ora ha chiaro il nemico – l’Europa intergovernativa – e l’obiettivo ultimo della federazione, ma non si è ancora dato una strategia. Possiamo usare le nostre campagne anche per indicare i temi e le questioni su cui il Gruppo è chiamato a dare battaglia, rispetto alle due parallele questioni dell’utilizzo massimo del quadro di Lisbona – anche per mostrarne i limiti – e del suo superamento mediante la presentazione di emendamenti al Trattato che ne alterino l’impostazione, tormando a porre sul tavolo di chi partecipa all’UE l’obiettivo della Federazione, anche rispetto alle modalità di ratifica della riforma – come già accaduto a Philadelphia, e nel Progetto Spinelli del 1984.

Non va dimenticato che una nuova Convenzione convocata per discutere gli emendamenti effettivamente presentati sarebbe ben diversa dalla precedente, sostanzialmente ostaggio del Presidium e dai testi di lavoro da esso predisposti.

Ovviamente, questo implica di includere, come da tempo e da più parti richiesto, anche il Parlamento europeo tra i destinatari della Campagna per la Federazione europea e dei relativi Appelli e documenti in cui la campagna si articola – e su cui incredibilmente continua ad esserci una certa confusione sui nomi anche sul sito del MFE, nonostante i documenti approvati e l’opportuna segnalazione di Nicola Forlani qualche settimana fa. Al riguardo sarebbe forse utile predisporre una pagina della Campagna per la Federazione Europea ben visibile nella homepage del sito del MFE. Un testo rivolto essenzialmente solo a Francia e Germania può infatti essere un utile documento di pressione rispetto a tali Paesi, ma non il testo-base di una Campagna, che andrà concordata a livello europeo.

3. Le necessità di una “rottura”

L’esperienza della precedente fase di riforma istituzionale ha confermato che nell’Europa dei 27 all’unanimità nessuna riforma è possibile. L’azione per aprire una nuova fase di riforma deve essere accompagnata dalla rivendicazione che essa deve essere portata avanti anche solo da un’avanguardia di Stati se non tutti fossero disponibili al completamento dell’unità federale. E’ evidente che serve una rottura, che può essere politicamente percorribile di fronte all’opinione pubblica solo scaricandone la responsabilità su chi sta fuori. La rottura è uno strumento necessario per arrivare all’obiettivo della federazione, ma non è e non va presentato come obiettivo a sé stante.

Bisogna portare la classe politica più europeista ad accettare l’idea della necessità della rottura, ovvero mostrare l’impossibilità/inefficacia anche delle nuove procedure previste dal Trattato di Lisbona (passerelle, nuova procedura di emendamento, ecc.), che però vanno esperite per predisporre un progetto di riforma (una posta in gioco) su cui valga la pena di “rompere”. E bisogna fornire il segnale che l’opinione pubblica vuole più Europa, in una fase in cui l’euroscetticismo sembra nuovamente in ascesa, e rischia di sembrare che l’Europa sia vista più come un problema – vincoli ai bilanci nazionali – che come la soluzione.

4. Che cosa chiedere? E come?

Discende da quanto detto che nella nostra campagna uno dei punti essenziali dovrà essere l’individuazione di quali emendamenti richiedere. Sinteticamente potremmo riassumerli con:

  1. l’abolizione generalizzata dell’unanimità;

2. la trasformazione della Commissione in un vero governo;

3. l’istituzione di una fiscalità europea e di forze di sicurezza europee;

4. una norma transitoria sulla ratifica del nuovo testo mediante referendum europeo, e sua entrata in vigore tra gli Stati in cui sia stata raggiunta la maggioranza, facendo salvo l’acquis communitaire, per gli altri.

Quest’ultimo emendamento equivale di fatto a porre fin dall’inizio la rottura come strumento per la fondazione della Federazione, ma sfruttando le norme stesse del TdL.

Essendo previsto dal trattato il diritto di iniziativa popolare, presentare proposte così radicali senza quel tipo di consenso sarebbe politicamente molto debole. E’ dunque inevitabile una campagna popolare volta a raccogliere un milione di firme, senza le quali saremmo poco credibili, e soprattutto non daremmo il segnale del risveglio del popolo europeo, senza questo segnale, d’altronde, né il Parlamento né i governi si impegnerebbero in un’impresa così rivoluzionaria. Inutile sottolineare che l’impresa è estremamente ardua, ma fare la federazione europea non è mai stato un compito semplice. La crisi in corso è esistenziale e la linea d’azione volta a trovare alleanze messa positivamente in atto in Piemonte, segnala che sono possibili significative convergenze con molte forze della società civile, e certamente anche con i partiti. Se i federalisti non avranno il coraggio di battersi per raccogliere il consenso dei cittadini per il salto federale, difficilmente tale coraggio potrà averlo la classe politica nel prendere un’iniziativa adeguata al raggiungimento della Federazione europea.

di Manuela La Gamma

Bruxelles, 12 gennaio 2011

The United States of Europe: some critical reflections”: questo il titolo della conferenza organizzata dal Gruppo Spinelli il 12 gennaio a Bruxelles nella sede del Parlamento europeo, che ha avuto come protagonisti Joschka Fischer, ex ministro degli esteri tedesco, e Jean-Marc Ferry, filosofo francese, e come mediatore Daniel Cohn-Bendit, co-presidente del Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo.

Affermare che l’Europa stia attraversando un brutto momento sarebbe un eufemismo”, ha affermato Cohn-Bendit; ma se i presenti non hanno potuto negare la dura realtà delle cose, ben diverso è il loro modo di approcciarsi ad una possibile soluzione.

Se Jean-Marc Ferry riconosce il potere concettuale dell’espressione “Stati Uniti d’Europa”, coniata da Victor Hugo nel suo discorso di apertura del Congresso Internazionale per la Pace (Parigi, 1849), non ne vede una possibile attuazione pratica nel panorama politico contemporaneo. Il passaggio da una “Federazione di Stati Europei” agli “Stati Uniti d’Europa” è, a suo parere, problematico e pericoloso dal punto di vista politico.

Per Ferry, gli Stati rappresentano la sintesi tra comunità politica, comunità legale e comunità morale, oltre ad essere “comunità di cittadini”. Grazie alla sintesi offerta dallo Stato stesso, la comunità politica esprime, a livello delle sue norme condivise, i valori comuni ai suoi cittadini.

Proprio per questo gli Stati Uniti d’Europa non potrebbero esistere, perché verrebbero concepiti in quanto entità sovranazionale e non sarebbero quindi uno Stato federale nazionale (come Tocqueville aveva invece giustamente scritto parlando degli Stati Uniti d’America). Tuttavia, le motivazioni di Ferry sono di natura ancora più interna: se lo Stato nazionale è inteso come sintesi della comunità legale e della comunità morale, allora lo Stato europeo, in quanto entità sopranazionale, dovrebbe presentarsi come “sintesi delle sintesi”… in parole povere, questo “Stato di Stati” non disporrebbe della legittimazione e di motivazioni sufficienti a suscitare l’adesione dei cittadini d’Europa.

Conferenza su Stati Uniti D'Europa

Gruppo SPinelli - Conferenza sugli Stati Uniti D'Europa

 

Ben di altro avviso è Fischer: l’Europa ha reso possibile una pace mai conosciuta prima e continua ad agire come forza di integrazione nell’ambito della regione dei Balcani. Se il fatto che l’Europa stessa stia attraversando un momento di confusione e di crisi profonda è innegabile, e se è vero che gran parte dei cittadini si sono allontanati dall’idea di un’Europa unita, è vero anche che la maggioranza democratica difficilmente avrebbe il coraggio di rinnegare o abbandonare totalmente l’UE.

Bisogna affrontare la fine dell’egemonia europea, il trasferimento di potere economico dall’Occidente all’Oriente e l’emergere di nuove potenze politiche. Per Fischer, il nocciolo della questione rimane sempre e comunque la sovranità, e cioè la capacità di stabilire direttive politiche. La cosa interessante per l’ex ministro degli Esteri tedesco è che gli Europei sembrano preoccuparsi solo del trasferimento di sovranità verso Bruxelles, non oltreoceano!! Il buon vecchio Uncle Sam non esiste più: è stato rimpiazzato da uno zio asiatico, recentemente acquisito. Gli Europei continuano ad arroccarsi alla loro golden age di egemonia, ormai passata, e sembrano lenti e riluttanti nel percepire i cambiamenti geo-politico-economici.

La domanda sorge spontanea: basterà l’Europa di oggi a superare la crisi economica e a far fronte alle nuove sfide? Come si può spiegare ai Tedeschi la necessità di una solidarietà economica verso quei Paesi che stanno colando a picco se i vari Stati membri rimangono altezzosamente arroccati all’idea di Stato-nazione?

La crisi attuale ci offre una grande opportunità che tuttavia non riusciremo a cogliere finché non ci sarà integrazione tra politica economica e politica finanziaria. Francia e Germania sono i due Paesi che devono spianare la strada per colmare tale gap. Il “sogno” del ritorno del marco e del franco è solo un incubo, se si pensa ai costi immensi che esso comporterebbe..per questo la Merkel ha dichiarato che l’euro deve essere difeso ad ogni costo. I passi da intraprendere devono condurre ad un’unione economica, ad una governance economica…. Solo tramite un’integrazione economica rafforzata si riuscirà a contrastare la crisi.

Ci sono ovviamente grossi rischi politici da assumersi; tuttavia, Fischer ritiene che non sia necessaria un’ulteriore modifica del Trattato onde poter attuare questa integrazione economica rafforzata. La strada giusta da percorrere è quella della cooperazione rafforzata.

La lezione più importante da apprendere, secondo l’ex ministro degli Esteri, è che l’UE, fin dagli anni ’50, è stato un progetto concepito dall’alto, ma tale approccio deve ormai considerarsi finito, superato. Tutti i passi che devono essere ora intrapresi dal basso devono condurre all’unione politica e alla federazione. Siamo d’accordo sul fatto che sia difficile trovare un’etichetta, una definizione per questo strano ibrido: Unione Europea sui generis? Unione Europea democratica? Sta di fatto che “questo matrimonio s’ha da fare”!

Il segreto di questo connubio si baserà su un esercizio permanente di equilibrio e su un confronto costante tra i vari Stati.

Secondo Fischer, non c’è motivo di essere pessimisti, ma bisogna dedicarsi anima e corpo per i prossimi dieci anni a cambiare l’Europa. Confutando il punto di vista di Ferry, egli sostiene che gli Stati Uniti d’Europa sono l’unica risposta e insieme l’unica soluzione disponibile; altrimenti la nostra tanto decantata e disputata sovranità finirà altrove.

Non ci resta che sperare con Hugo che “Verrà un giorno in cui voi – Francia, Russia, Italia, Inghilterra, Germania – tutte le nazioni del continente senza perdere le vostre qualità distinte e la vostra gloriosa individualità, vi fonderete in modo stretto in un’unità superiore, formerete in modo assoluto la fraternità europea… verrà un giorno in cui le pallottole e le bombe saranno sostituite dai voti, dal suffragio universale dei popoli, dal venerabile arbitrato di un grande senato sovrano che sarà per l’Europa ciò che il Parlamento è per l’Inghilterra, ciò che è la Dieta per la Germania, ciò che l’Assemblea legislativa è per la Francia!”

Alcuni di questi obiettivi sono stati raggiunti, altri solo in parte. Ai posteri l’ardua sentenza …

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Per il video dela conferenza e la traduzione audio in inglese:

http://www.greenmediabox.eu/archive/2011/01/12/spinelli_debate/

Per informazioni sul Gruppo Spinelli:

http://www.spinelligroup.eu/

Per il Manifesto del Gruppo Spinelli in italiano:

https://mferoma.wordpress.com/2010/09/17/il-manifesto-del-gruppo-spinelli/

sede parlamento europeo sito unione europea

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