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Sabato 15 maggio

ore 14.30 / 17.00

Sala della Vaccara, Palazzo dei Priori,

Piazza IV Novembre, Perugia

Workshop in preparazione del Gruppo di Lavoro 2 della Convezione dei cittadini europei

(www.diritticollettivi.eu)

sui “Beni Pubblici e Diritti Collettivi”

Introduzione ai lavori di Pier Virgilio Dastoli e di Antonio Longo (Movimento Federalista Europeo)

La pace si è affermata in Europa, come impossibilità di una guerra tra gli Stati che compongono l’Unione europea.

E’ questo il grande risultato di un processo che si è avviato esattamente 60 anni fa con la creazione della prima Comunità europea: “quando l’Europa non è stata fatta, abbiamo avuto la guerra……la costruzione dell’unità europea farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile” (dichiarazione Schuman – 9 maggio 1950)

Le istituzioni europee (in particolare l’esistenza di un Parlamento europeo eletto e di una moneta unica) garantiscono oramai la pace (in quanto impossibilità di guerra) tra gli europei.

Come dobbiamo sfruttare questa grande conquista, sia sul piano interno (Europa) sia sul piano internazionale (Mondo)?

I nostri Paesi presentano oggi i fenomeni del razzismo e dell’intolleranza, della xenofobia, del rifiuto del diverso, del populismo, della criminalità organizzata, del separatismo e dei micronazionalismi.

Come possiamo contrastarli? Quali politiche dobbiamo chiedere alla UE, in particolare al Parlamento (come rappresentante dei cittadini) ed alla Commissione (in quanto esecutivo), sul piano della politica sociale per contrastare la disoccupazione, della politica economica per mettere in moto un diverso modello di sviluppo sostenibile ed una giustizia climatica, della politica sull’immigrazione per riconoscere i diritti civili e politici ed una cittadinanza europea di residenza?

Queste sono le sfide che si pongono oggi, sul piano interno, ai nostri Paesi.

Con il Trattato di Lisbona la UE può ora decidere a maggioranza su tutti questi problemi. Dobbiamo chiedere che lo faccia, vincendo le resistenze e gli egoismi nazionali.

Ma dobbiamo essere anche noi – come mondo delle Associazioni – a rivendicare obiettivi concreti e a formulare proposte su questi punti, affinché le politiche della UE siano il risultato di una forte interazione tra le Istituzioni e la società civile europea.

Occorre a tal fine mettere in moto le “Convenzioni dei cittadini europei” nelle nostre città, creare dei momenti nazionali ed europei di dibattito e di proposta, per far giungere la voce dei cittadini fin nelle Istituzioni europee. Non potremmo attivare anche gli strumenti che ci consente il Trattato di Lisbona: il diritto di petizione e, soprattutto, l’”iniziativa dei cittadini europei” (1 milione di firme per chiedere un’iniziativa legislativa europea)?

Ma poi dobbiamo lottare perché la pace possa ora affermarsi anche sul piano internazionale, in un mondo che è ancora governato dalle regole della ‘ragion di Stato’, dalla legge del più forte, dalla sovranità assoluta degli Stati.

L’Unione europea – primo esempio nella storia di superamento (parziale e pacifico) della sovranità assoluta – può giocare un ruolo importante, se non altro come esempio riuscito dell’affermazione della pace al proprio interno.

Ma occorre che parli ‘con una sola voce’, che abbia un reale ‘governo’ responsabile davanti al Parlamento ed espressione del voto dei cittadini europei, che venga superato l’anacronistico potere di veto degli Stati nella politica estera, che abbia un proprio seggio in un Consiglio di Sicurezza dell’ONU riformato ed aperto alle altre grandi aree del mondo (l’Africa, l’America Latina, l’India…).

Quale ruolo dovrebbe svolgere una simile Unione Europea nel Medio-Oriente per superare il conflitto israelo-palestinese, in Africa per indurre a porre fine alle guerre locali e combattere fame e sottosviluppo? E che politica dovrebbe attuare sul fronte del commercio mondiale, del problema agro-alimentare, di quello energetico ed ambientale?

Ed ancora: non è forse giunto il momento che l’UE esca dal silenzio sul tema del disarmo nucleare e dichiari esplicitamente che, in quanto Unione europea, intende rinunciare all’arma nucleare, invitando le altre potenze a fare altrettanto? Una simile presa di posizione non avrebbe un enorme impatto politico sul mondo, avviandolo sulla strada della pacificazione e della sua unità?

Movimento Federalista Europeo

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9 MAGGIO 1950- 9 MAGGIO 2010

60 ANNI DALLA

“DICHIARAZIONE SCHUMAN”

SULLA LUNGA VIA DELL’UNIONE

FEDERALE EUROPEA

Il 9 maggio 2010 cade il 60° anniversario della Dichiarazione Schuman da cui nacque la Comunità europea. È un fatto che ha cambiato il nostro destino. Troppo pochi lo ricordano e troppo pochi ricordano il senso ancora attuale di quel fatto.


Da allora, l
a Comunità ha compiuto grandi passi, sino alla moneta unica. Ma non ha raggiunto l’obiettivo di fondare una vera e propria Federazione. Questo obiettivo, al contrario, è oggi apertamente sabotato. Eppure la stessa Unione europea dimostra di funzionare laddove il metodo federale è riuscito ad imporsi, mentre si dimostra lontana dai suoi cittadini negli altri casi: si pensi all’assenza di una politica energetica ed ambientale, di un’unica politica estera e di difesa, all’incapacità di dare risposte adeguate ad una crisi economica che mette a rischio la portata stessa dell’Unione monetaria.

La Storia della costruzione europea è quella di una grande Rivoluzione Istituzionale e Pacifica, che non si è ancora conclusa. Noi cittadini europei siamo testimoni ed attori di questo straordinario esperimento di progresso politico, economico, sociale e civile, che ha permesso di pacificare il Vecchio continente.

Ma nel mondo globalizzato i risultati ottenuti non bastano e l’Europa deve diventare un compiuto soggetto politico della scena internazionale. Per questo motivo celebriamo il Sessantesimo anniversario della Dichiarazione Schuman, per questo motivo chiediamo a gran voce di recuperare lo spirito, il sogno e l’obiettivo scritto a chiare lettere nella Dichiarazione: creare la Federazione europea.

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