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MOZIONE DI POLITICA GENERALE DEL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO
XXVII CONGRESSO NAZIONALE (ANCONA, 20-22 MARZO 2015)

Preambolo

Il Movimento Federalista Europeo, dopo oltre settanta anni dalla sua fondazione, riafferma l’attualità delle idee fondative e degli obiettivi finali del Manifesto di Ventotene. Oggi però il MFE è chiamato ad innovare e ripensare le sue modalità di azione per riuscire finalmente a realizzare questi obiettivi, anche attraverso nuove forme democratiche di partecipazione, dando spazio ad una terza generazione di militanti alla guida del movimento all’altezza delle sfide del nuovo millennio.
In un mondo dominato dalla politica nazionale, caratterizzato dalla diffusa avanzata di forze populiste ed euroscettiche, il MFE deve aprirsi alle migliori esperienze sociali, economiche e culturali, rilanciando nell’opinione pubblica la battaglia per la Federazione europea, anche tramite la promozione di una nuova Alleanza tra tutte le forze federaliste o personalità europee impegnate nella costruzione di una reale Unione politica del vecchio continente. Per far ciò il MFE non esiterà a discutere, promuovere e schierarsi con tutte quelle iniziative che risponderanno alla necessità del coinvolgimento dell’opinione pubblica e alla creazione del consenso popolare senza i quali sarà impossibile giungere finalmente a dotarsi di una Costituzione federale e di un Governo europeo.

Un Movimento in movimento
Verso il futuro

Nella sua lunga storia il Movimento Federalista Europeo (MFE), grazie alle sue battaglie e alla sua elaborazione culturale, ha contribuito in modo significativo al processo di integrazione europeo: sia mobilitandosi per sostenere i passaggi cruciali dello sviluppo politico-istituzionale, sia mantenendo vivo l’impegno per l’obiettivo finale della Federazione europea. Per essere coerenti con l’insegnamento di Altiero Spinelli e Mario Albertini e per riuscire ad assolvere alla funzione di Federatore che la storia gli ha assegnato anche oggi nel nuovo contesto internazionale, il Movimento deve essere capace di andare oltre la sua tradizione, ripensando profondamente il suo modo di fare politica e rimanere in sintonia con i tempi moderni.
Il mondo contemporaneo è una realtà complessa e profondamente interconnessa. La globalizzazione è un processo irreversibile. Ciò che accade in una parte del mondo ha ripercussioni anche sulle altre. L’attuale crisi globale impone di democratizzare l’ONU, le istituzioni economiche internazionali come il FMI e le organizzazioni regionali a partire dalla UE, per dare loro la legittimazione e il potere necessario a governare democraticamente il processo di globalizzazione.
Il MFE è consapevole che le grandi differenze nella distribuzione delle ricchezze mondiali e la mancanza di equità nelle politiche delle organizzazioni internazionali generano impoverimento, ingiustizia e diffusi squilibri planetari con conseguenze talvolta violente. Come recentemente è stato affermato da Papa Francesco “L’iniquità è la radice di tutti i mali” e bisogna opporsi “ad un’economia basata sulla esclusione e sull’iniquità, perché uccide”. Il Movimento è fermamente convinto che una reale democrazia globale è impossibile senza la solidarietà internazionale e la giustizia sociale.
In definitiva solo nella prospettiva della Federazione mondiale vi potranno essere in futuro pace, equità e benessere duraturi per l’intera umanità. In questa ottica il MFE, sezione italiana del WFM, aderisce alla settimana internazionale di mobilitazione annuale per il Parlamento mondiale. In particolare la crisi della finanza globale iniziata nel 2008 sta minando le basi del progetto europeo. Il rapido propagarsi del populismo neo-nazionalista e la sempre maggiore diffusione nell’opinione pubblica di sentimenti antieuropei ha reso urgente la risoluzione delle contraddizioni insite nel disegno di un’Unione monetaria priva di una reale Unione politica, economica e fiscale che la completi. Il MFE è consapevole che oggi la posta in gioco non consiste unicamente nella sopravivenza stessa del Movimento, ma senza un rapido passaggio alla Federazione europea il processo d’integrazione e’ destinato ad esaurirsi.
Tutte le recenti elezioni hanno confermato la disaffezione crescente dell’opinione pubblica nei confronti del progetto europeo. Il Movimento non può far finta di niente, ma deve fronteggiare con coraggio questi pericoli. E’ indispensabile riconquistare l’adesione dei cittadini al sogno europeo, ripartendo dalle loro esigenze primarie, unico modo per compiere progressi istituzionali decisivi verso la soluzione condivisa da tutti i federalisti per un governo democratico europeo.

Un Movimento in movimento
Verso lo sviluppo sostenibile

Uno degli strumenti principali per riconquistare alla nostra causa il consenso dell’opinione pubblica consiste nel puntare sul rilancio dello sviluppo sostenibile e nella riduzione significativa dell’iniquità socio-economica a livello europeo. A tal fine è indispensabile migliorare il piano proposto dal Presidente CE Juncker affinché esso sia dotato di risorse proprie che permettano il finanziamento di progetti creatori di nuova occupazione. Ad esempio la messa in opera del piano Draghi dovrebbe permettere di aumentare le risorse e le quote di cofinanziamento spettanti alla BEI. Un’altra misura positiva sarebbe lo scorporo dei cofinanziamenti nazionali dei progetti dalla regola del 3% del PIL. In assenza di miglioramenti al piano Juncker sarà necessario insistere con il Parlamento europeo affinché il bilancio europeo e il Fondo europeo per gli investimenti siano dotati di risorse addizionali provenienti da una parte dei proventi della tassa sulle transazioni finanziarie, da una futura carbon tax oppure da strumenti finanziari autonomi per la zona Euro, come già proposto dal documento “Blueprint” della Commissione europea.
Occorrerà dunque creare consenso popolare intorno alle proposte che mirino a migliorare il contenuto del piano Juncker affinché il Fondo europeo per gli investimenti sia in grado di finanziare progetti europei creatori di buona occupazione, disponga progressivamente di nuove risorse proprie e prefiguri il futuro bilancio federale a partire da paesi della zona Euro. Per riuscirci il MFE dovrà agire congiuntamente con tutti i soggetti disponibili, a partire dall’insieme delle forze politiche e sociali che hanno sostenuto la campagna “New Deal 4 Europe” e con tutti i parlamentari che hanno sottoscritto l’ICE. L’azione del MFE inoltre andrà estesa alla realizzazione progressiva delle Unioni politica, economica e finanziaria, prendendo spunto dal rapporto presentato dai quattro Presidenti. In questo contesto si può inquadrare il possibile utilizzo dello strumento delle petizioni al PE o qualsiasi altro strumento capace di far montare quel consenso popolare che fino ad ora è mancato intorno alle nostre tradizionali proposte. La battaglia per il New Deal dovrà essere una priorità dell’intero Movimento, superando le contrapposizioni interne del recente passato sull’ICE che ne hanno limitato i risultati.
Contemporaneamente il Movimento potrebbe anche pungolare sui “costi della non Europa” o su alcuni privilegi fiscali grazie ai quali alcuni stati effettuano una concorrenza sleale. Denunciare le inefficienze burocratiche che ad esempio stanno lasciando inutilizzati quasi la metà dei fondi strutturali messi a disposizione del nostro paese con la programmazione 2007-2014, sintomo che ancora siamo lontani dal vivere in una Italia europea. Lo stesso metodo di mobilitazione è mutuabile per altre proposte concrete riguardanti l’Unione energetica e altri temi come ad esempio sul reddito minimo garantito, la cittadinanza europea di residenza, la libertà di informazione o il servizio civile europeo. Solo partendo dai temi che i cittadini sentono sulla propria pelle riusciremo attivamente a coinvolgere nuovi soggetti nella campagna per la Federazione europea.

Un Movimento in movimento
Verso l’Alleanza dei federalisti

Nel breve e lungo periodo il Movimento non può considerarsi autosufficiente o presumere di avere la verità in tasca a cui gli “altri” dovranno conformarsi. Il ruolo del MFE, invece, non può che essere quello di incubatore di idee e catalizzatore di proposte aperte a tutti coloro che nelle istituzioni o nella società hanno compreso la necessità storica di avere una sempre maggiore unione tra gli europei. Solo con un virtuoso effetto moltiplicatore del consenso si riuscirà a mobilitare i cittadini verso la Federazione europea.
A tal fine non è più sufficiente basare la nostra azione unicamente su cartoline, lettere o comunicati indirizzate a qualche leader o governo ritenuto illuminato in un determinato momento. Viceversa un processo costituente democratico non può che nascere dal basso, ovvero da una spinta proveniente da forze politiche, sociali e associazioni della società civile. Infatti anche se la spinta al cambiamento provenisse da alcune élite illuminate, tale processo non potrebbe considerarsi realmente partecipato, privandosi della forza popolare necessaria per rivoluzionare lo Status Quo. A qualsiasi livello l’azione si svolga essa non potrà essere confinata a quello di presunto consigliere del principe, ma deve ambire a fare del MFE un promotore del cambiamento della vita politica, sociale e culturale dell’ambito specifico in cui opera.
Il Movimento deve contaminare e contaminarsi con la parte più evoluta della società europea, al fine di far emergere e dare espressione a quel federalismo autoctono presente nella complessa società contemporanea. Deve mirare a incubare, esprimere e propagare quel naturale istinto federalista insito in diverse forme nel Demos europeo. Dunque il MFE deve farsi carico anche delle nuove istanze di partecipazione attiva e di rappresentanza democratica del popolo europeo, nel tentativo di catalizzarle nella sua originaria causa federalista.
Oggi più di ieri, per rispettare la sua peculiare funzione storica, il MFE deve consacrare gran parte della sua azione nella riconquista del consenso dell’opinione pubblica, concertando iniziative con le altre tradizionali forze federaliste (GFE, AICCRE, CIFE, CIME, AEDE o JEF, UEF, MEI, CCRE), ma soprattutto riuscendo a scovarne delle nuove, indispensabili per proseguire insieme la lunga marcia verso gli Stati Uniti d’Europa. Per far ciò dobbiamo comunicare le nostre idee al maggior numero di persone e nel miglior modo possibile, anche attraverso un coordinamento nazionale di tutte quelle realtà che s’impegnano alla costruzione di una fattiva democrazia europea. Per questo il MFE si deve impegnare a rinnovare congiuntamente alle sue modalità di azione, anche quelle di partecipazione e comunicazione politica, dimostrando di essere al passo con i tempi in cui la forma è importante almeno quanto la sostanza.
Il MFE dovrà dare prova di essere dinamico, aperto, ricettivo, partecipe e viva espressione della società contemporanea. Dunque non avrà timore di confrontarsi, promuovere e schierarsi con tutte quelle iniziative che volta per volta risponderanno all’esigenza del coinvolgimento dell’opinione pubblica e alla creazione del consenso popolare senza i quali sarà impossibile giungere democraticamente alla Costituzione federale e al Governo comune europeo.

Un Movimento in movimento
Verso una strategia rafforzata

Questo nuovo metodo deve essere incanalato nelle classiche rivendicazioni federaliste, contribuendo a rinnovare l’efficacia della sua strategia d’azione. Storicamente il MFE individua nelle istituzioni a carattere federale dell’Unione Europea gli oggettivi alleati nella propria azione. Incoraggia il Parlamento ad esercitare con forza il suo ruolo di assemblea rappresentativa del Popolo europeo e a ribadire la sua superiore legittimazione rispetto alle azioni intraprese dai singoli Stati membri e agli accordi intergovernativi tra questi. Un recente passo verso la democratizzazione dell’UE è stato effettuato con l’indicazione dei “Spitzenkandidaten” alla Presidenza CE durante le ultime elezioni, ma fino a quando non si giungerà alla creazione di veri Partiti politici europei i cittadini saranno sostanzialmente esclusi dalla vita politica, essendo privati del principale strumento di partecipazione alle decisioni in ogni Democrazia occidentale.
Da sempre il MFE si propone come interlocutore e sostenitore dei Parlamentari, indipendentemente dalla loro appartenenza politica in nome della condivisione degli ideali del federalisti, sostenendoli nelle battaglie per i diritti e la democrazia internazionale. Ancora oggi con il loro aiuto sul piano istituzionale l’azione del MFE punterà alla richiesta di convocazione della Assemblea/Convenzione costituente al fine di redigere una Costituzione federale da ratificare dalla maggioranza dei cittadini tramite il ricorso al Referendum europeo. La richiesta di una diretta legittimazione popolare per il completamento del processo d’integrazione da parte delle stesse istituzioni di Bruxelles spunterebbe le armi al populismo euroscettico, sempre pronto a minacciare il ricorso a voti referendari per l’uscita dall’Euro o in supporto a rivendicazioni nazionaliste.
Sin dall’attuale legislatura del Parlamento europeo la riforma dei Trattati esistenti dovrà permettere di ridefinire lo status del Regno Unito in seno all’UE e di “costituzionalizzare” la zona Euro come entità autonoma in grado di progredire verso l’Unione politica senza subire continui veti da parte di singoli governi contrari, grazie anche al possibile ricorso a forme di “cooperazione rafforzata permanente”.
Accanto alla riforma dei trattati, un’altra priorità dell’azione strategica rafforzata dovrà essere accordata alla definizione di una vera Politica Estera e di Sicurezza Comune tramite l’immediata abolizione del diritto di veto da parte degli Stati membri, affinché la UE possa parlare con una sola voce nel mondo e disponga di un seggio unico in seno al Consiglio di sicurezza del ONU. L’Unione della difesa è un aspetto fondamentale per far acquisire un ruolo da protagonista alla UE in un scacchiere segnato dall’emergere di soggetti internazionali anche extra statuali. Benché sia difficile far desistere alcune Cancellerie da anacronistiche pratiche diplomatiche ottocentesche, oramai solo con l’affermazione di nuovi grandi attori regionali sarà possibile realizzare una efficace funzione di pacificazione sui limitrofi fronti di battaglia. Da ultimo i casi dell’Ucraina, del Medio Oriente o nel Mediterraneo sono una imminente minaccia per gli antichi equilibri planetari, per la quale urge una comune risposta di pace figlia della nuova Europa.

Un Movimento in movimento
Verso Sud

Occorrerà quindi mettere in opera una vasta campagna popolare per gli Stati Uniti d’Europa che, oltre le tradizionali proposte istituzionali di stampo federalista, si muova includendo i contenuti di varie politiche al fine di riguadagnare il consenso popolare nei confronti del progetto politico europeo. Si potrebbe iniziare dal rafforzamento dell’esperienza della campagna per un “New Deal 4 Europe”, puntando sulla richiesta di un aumento delle risorse proprie del bilancio comunitario e su un credibile piano europeo per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione. Parallelamente si dovranno anche affrontare temi di grande attualità politica, stimolando nel dibattito pubblico un ripensamento di quelle misure di cui ormai sono evidenti i limiti, a partire dal Fiscal compact, il Meccanismo di stabilità europeo o dall’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione italiana.
E’ tuttavia necessario una radicale inversione di marcia nel modo di procedere del MFE per arginare il dilagare del diffuso scetticismo sull’attuale governance continentale. Non dovremo aver più timore di schierarci in piena autonomia anche sulle questioni scottanti dell’agenda politica, sempre più caratterizzata da aspetti internazionali. Nel tempo potremmo divenire un punto di riferimento nell’elaborazione per tutte quelle forze che Spinelli avrebbe definito “progressiste” a prescindere dalla loro collocazione nello scacchiere politico del secolo scorso.
Per far ciò il Movimento deve capovolgere la sua prospettiva e iniziare a guardare verso Sud, inteso non solo come spazio geografico, ma anche come l’attitudine di affrontare questioni scomode su cui spesso si forma il giudizio dell’opinione pubblica. Ad esempio si potrebbe proporre misure per la politica d’immigrazione che vadano verso modalità di accoglienza in sicurezza dei migranti collegate ad una politica comune della cooperazione in grado di creare sviluppo anche ai nostri confini; si potrebbe favorire il commercio equo e solidale internazionale anche con le superpotenze emergenti, ma senza mettere a rischio il modello sociale europeo e pretendendo maggiore trasparenza nella stipula di importanti accordi commerciali.
Ulteriori temi potrebbero essere affrontati, ma l’importante sarà porre l’accento sulla primazia della scelta politica per dare ai cittadini una via d’uscita dalla desolante sensazione di essere succubi di alcune decisioni prese lontano dai loro bisogni in qualche cerchia di potere non ben identificato. Dunque i casi in cui far sentire la voce del MFE possono essere vari e sarà nostro compito trovare una sintesi volta per volta all’interno del Movimento in grado di convincere i nostri interlocutori esterni. Il Movimento non può più permettersi di rimanere inerme e silente su certi rilevanti avvenimenti, se vuole preservare una riconosciuta credibilità e la sua stessa ragion d’essere.
Nel caso del debito greco, il MFE non è stato ancora in grado di avanzare proposte capaci di far convogliare il composito fronte del No Austerity su posizione a favore di una maggiore integrazione politica, unica soluzione in grado di contemperare i diritti dei creditori con misure di recupero non socialmente devastanti. Si potrebbe iniziare dal supporto alla risoluzione del Parlamento europeo del Marzo 2014 che definisce i limiti e ridimensiona il ruolo decisionale della Troika e studiare speciali schemi per l’emissione di Eurobond e forme di dilazione del debito greco.
Per esprimere tutte le sue potenzialità il MFE deve essere il primo a cambiare se stessa, a partire dalla sua organizzazione interna. Non è accettabile che un Movimento in continua decrescita di adesioni veda la concentrazione dei suoi attivisti solo in alcune regioni. Il Movimento se vuole uscire dalla crisi di consenso e rilanciare la sua azione a tutto campo per un’Italia europea deve porsi il problema di come recuperare piena rappresentatività nell’intero paese.
Crescere verso Sud, concentrandosi sulla nascita di nuove sezioni e il rilancio delle vecchie; prevedendo iniziative nazionali nel mezzogiorno a partire dalle sue riunioni statutarie, assecondando temi particolarmente sentiti in quei territori. Il rilancio del MFE nel Sud dovrà diventare una priorità non solo per la Segreteria nazionale, grazie a dedicate misure organizzative dedicate, ma di tutti i militanti federalisti. Solo con il prezioso apporto delle diverse esperienze provenienti dall’intera penisola si potrà ottenere un pieno rilancio del Movimento.

Un Movimento in movimento
Verso il rilancio

L’attuale struttura organizzativa del MFE non pare in grado di promuovere questo innovativo spirito per sperimentare nuove modalità di azioni di cui si è illustrata l’urgenza. I risultati conseguiti negli ultimi anni sono stati spesso insufficienti e la mancanza di crescita qualitativa e quantitativa del Movimento ne sono la prova. Certamente una formale unità d’intenti del gruppo dirigente sancita dalla mozione di compromesso adottata nell’ultimo Congresso, con solo un pugno critico di astensioni, ha influito negativamente sulle azioni proposte, benché non sia l’unica causa dei scarsi risultati ottenuti. Speriamo che il tentativo di chiarezza portato avanti con questa mozione possa contribuire a liberare il confronto congressuale, facendone beneficiare l’intero Movimento.
Ringraziando di cuore per lo sforzo e l’impegno profuso per la causa federalista dal Presidente e dal segretario uscenti, e da tutti coloro che nel recente passato hanno ricoperto tali illustri incarichi, si ritiene che la realizzazione di questa linea di condotta necessiti una grande innovazione nel modo di condurre l’azione e di una profonda ristrutturazione non solo dal punto di vista metodologico, ma anche dei vertici dell’organizzazione. Una nuova leadership collettiva dovrà osservare regole di lavoro condivise e garantite dalla rappresentanza di ogni punto di vista nelle varie posizioni apicali del Movimento. Infine i seguenti candidati si impegnano sin da ora a seguire i principi ispiratori di questa mozione e di adoperarsi in favore di una schietta e reale unità di azione tra tutti i federalisti, fondata su un rinnovato patto associativo e il continuo dialogo.
A questo scopo in vista della terza generazione del MFE che possa prendere in mano il testimone e risollevare su queste basi le sorti del Movimento, si propone l’azzeramento dei vertici uscenti e l’elezione di …..(Sezione….) a nuovo Presidente e …(Sezione….) a Segretario nazionale.

Il Mondo è in continuo movimento e noi non possiamo permetterci di rimanere fermi, pena l’irrilevanza politica. Ora è giunto il momento di muoversi incontro a tutti coloro che possono aiutarci a creare quel consenso di popolo necessario per andare insieme verso la Federazione europea.

Roma, 3 Marzo 2015

Lo scorso 14 gennaio si è svolto a Roma l’incontro tra Paolo Acunzo (Dir. naz. MFE) e Roberto Ceccarelli (Dir. MFE Roma) con una delegazione del partito greco Syriza composta da Nikos Pappas (Direttore Uff. di Presidenza) e Argiris Panagopoulos (giornalista).

La delegazione greca ha subito espresso piena condivisione riguardo gli obiettivi fissati dall’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) “New Deal 4 Europe – Per un Piano europeo straordinario per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione” promossa dal MFE e presentata alla Commissione europea previa costituzione di comitati promotori nazionali in otto paesi diversi dell’unione europea. Inoltre Syriza si è impegnata a farne una delle loro priorità politiche nella prossima campagna per le elezioni europee in Grecia e negli altri paesi europei. A conferma di ciò il Presidente Tsipras invierà una lettera di adesione alla campagna e si è proposto di prevedere un evento pubblico ad hoc sul tema nei prossimi mesi in Italia dove potrà intervenire personalmente Tsipras. Infine per la parte operativa la delegazione di Syriza si è detta disponibile di pubblicizzare sulle proprie piattaforme informatiche i link per la raccolta delle firme on line e concordare con il Comitato promotore greco forme di raccolta di firme in piazza.

Compiacendosi della piena comunanza di vedute sul tema e ringraziando della disponibilità ricevuta, la delegazione italiana ha informato che sono in corso contatti anche con altri movimenti e forze politiche europee per allargare e dare forza ad alla coalizione per un New Deal 4 Europe. Infine ci si è trovati tutti d’accordo che solo ripensando la democrazia europea e attivandosi per un Governo europeo dell’economia si riuscirà a dare una risposta alla crisi di cui la Grecia è diventato un simbolo.

Paolo Acunzo

MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO
Sezione “Altiero Spinelli” Roma

ESTRATTO DEL VERBALE
Assemblea statutaria MFE Roma
1 ottobre 2013

L’assemblea si apre alle ore 18 con l’introduzione sulla situazione politica del Presidente Paolo PONZANO e l’integrazione sull’ultima riunione della Direzione nazionale di Milano del Segretario Paolo ACUNZO. Intervengono nel lungo approfondito dibattito sul tema Raimondo CAGIANO, Francesco GUI, Livia LIBERATORE, Alcide SCARABINO, Francesco MANETTO, Mario LEONE, Elisabetta LEPRI, Ugo FERRUTA, Tommaso VISONE e le conclusioni sono affidate al Presidente Paolo PONZANO.

Il Tesoriere Vittorio CIDONE presenta i dettagli del bilancio del MFE Roma, che viene approvato all’unanimità dall’assemblea, certificando che il fondo cassa della Sezione in data del 31 agosto 2013 consiste in € 3.147.

Il Segretario Paolo ACUNZO relaziona sulle attività svolte negli ultimi anni (come documentato nel dettaglio sul sito http://www.mferoma.eu) e sulla crescita del ruolo politico costruito insieme dalla Sezione a livello locale e nazionale. Mette a disposizione il “Palmares” (vedi allegato) invitando tutti a contribuire nella ricostruzione di una memoria storica del MFE/GFE Roma e MFE Lazio. Infine con Vittorio CIDONE motivano la loro intenzione di passare la mano ad altri nello svolgimento degli incarichi da essi lungamente ricoperti con l’ordinaria esigenza di un ricambio per garantire il coinvolgimento di nuove energie e sensibilità nella conduzione della Sezione. Entrambi assicurano la propria continuità nella loro militanza federalista.

Tutti gli intervenuti esprimono stima e ringraziamento a Vittorio CIDONE e Paolo ACUNZO per il prezioso lavoro svolto nell’ambito dei loro rispettivi incarichi per la crescita della Sezione.

Si procede dunque all’elezione dei 12 delegati romani al Congresso del MFE Lazio, della composizione della nuova Direzione del MFE Roma e del relativo Ufficio di Segreteria, previa presentazione dei candidati per ogni singolo incarico. Qui di seguito sono riportati i nominativi delle persone elette con votazioni disgiunte, ma riscuotendo sempre l’unanimità dei consensi:

DELEGATI MFE ROMA AL CONGRESSO DEL MFE LAZIO
(da tenersi entro l’anno 2013)

Paolo ACUNZO,
Vittorio CIDONE,
Maria Teresa DI BELLA,
Ugo FERRUTA,
Francesco GUI,
Franca GUSMAROLI,
Tommaso LA PORTA,
Mario LEONE,
Silvia MARONGIU,
Simone MARUCCI,
Gabriele PANIZZI,
Mauro VACCARO
(+ Silvia CIPULLO di diritto in quanto designata dalla GFE).

DIREZIONE MFE ROMA

Ufficio di Segreteria
Presidente: Paolo PONZANO
Vice Presidente: Paolo ACUNZO
Segretario: Ugo FERRUTA
Vice Segretario: Alcide SCARABINO
Tesoriere: Angelo ARIEMMA
(+ Segretario GFE Roma)

Responsabile Ufficio Comunicazione: Massimo MINNETTI

Responsabile Ufficio del Dibattito: Tommaso VISONE

Altri membri della Direzione:
Giuseppe BRONZINI, Federico CASTIGLIONI, Roberto CECCARELLI, Vittorio CIDONE,
Antonio DE CHIARA, Monica DIDO’, Francesco GUI, Tommaso LA PORTA, Elisabetta LEPRI,
Livia LIBERATORE e Stefano MILIA.

Probiviri:
Antonietta BELLATI, Maria Teresa DI BELLA ed Edmondo PAOLINI.

Revisori dei conti:
Vittorio CALAPRICE, Lucia CRISTOFARO e Pierluigi SORTI.

L’assemblea si congratula per il successo e le scelte fatte nelle votazioni, e fa i migliori auguri di buon lavoro a tutti gli eletti. Infine il neo Segretario MFE Roma, Ugo FERRUTA, propone di tenere la prima riunione aperta della Direzione romana lunedì 21 Ottobre alle ore 18 in sede.

L’assemblea viene sciolta alle ore 21.

. La situazione politica italiana e europea
Il Congresso di Milano del MFE è stato un buon punto di partenza per l’analisi, che poi i fatti hanno confermato, sulla attuale crisi economica e finanziaria nonché politica del nostro Paese e dell’Unione.
Il presidente Levi ha più volte esortato a un nuovo Deal per l’Eurozona. Nella sua relazione, che qui richiamo e approvo per intero, si legge – come confermato anche nella mozione di politica generale – la necessità di raddoppiare il bilancio dell’UE con finanziamenti autoindotti come la carbon tax e la tassa sulle transazioni finanziarie. A questi si aggiunge il sostegno degli euro project bonds. Ma in Europa il vero discrimine resta tra chi vuole saltare la fase politica integrativa e sostenibile per appoggiarsi sul trasformismo antistorico del nazionalismo. I movimenti europei contro l’Europa unita proliferano e non è stato un caso che in Germania, alle passate elezioni, si siano presentate forze nazionaliste, che però, arginate dal fenomeno Merkel, non hanno ottenuto il successo sperato. Ma parliamo di un caso che sta andando verso una maggiore presenza negli strati sociali più vicini al territorio e più distanti, almeno ora dalle istituzioni. L’Italia ha bisogno di più Europa come l’Europa ha bisogno di più Stati, incluso il nostro Paese. L’euroscetticismo può essere vinto partendo da questa necessità. Il bilancio dell’UE è un grimaldello al servizio della causa federalista, ma non può bastare, come non può bastare pronunciarsi a favore dell’Unione senza pensare a battersi, ovunque, in ogni angolo della vita, per una integrazione maggiore, anche graduale ma efficace. Non bisogna rinunciare e colpire con disprezzo i meccanismi di stabilità come il MES o come l’Europa a 4 basi se nella prospettiva restiamo con gli occhi puntali alla sovranazionalità degli stessi interventi. Come ha affermato Paolo Ponzano, che qui ringrazio per la sua azione di presidente del MFE romano in questi mesi, bisogna creare una “Unione di solidarietà” fissando nella riforma del Trattato di Lisbona il passo decisivo nell’immediato oppure passare senza indugio a un trattato separato come il fiscal compact pur essendo un processo quasi impossibile per le argomentazioni in gioco così’ complesse. Condivido un passaggio, invece, questo sì, che può uniformare l’azione sia in Italia sia in Europa con tutti i partiti e i movimenti che decidono di affrontare la battaglia per una Unione più solida e democratica. Progettare una Europa a gradi, richiamando la famosa formula dei “cerchi concentrici”, senza pregiudizi, approfondire senza indugio l’aspetto istituzionale. Questo infatti è un vulnus dell’azione politica italiana e europea attualmente. Le cancellerie sono molto più impegnate in rinnovamenti amministrativi che attente alle politiche da mettere in campo per salvaguardare il progetto europeo.
La crisi italiana di questi giorni non è passeggera. Va avanti da almeno 2 anni pieni con continui alti e bassi che hanno fatto perdere sempre maggiore credibilità al nostro modo di fare politica. Fabrizio Saccomanni insiste sulla stabilità: «Grazie ai nostri sforzi i conti pubblici dell’Italia sono a posto. Siamo in linea con gli obiettivi e con gli impegni europei. Abbiamo uno 0,1% di Pil da dover correggere, ma nel decreto che abbiamo portato venerdì in Consiglio dei ministri quella correzione già era stata individuata e c’è ancora tutto il tempo per approvarla prima della fine dell’anno». Già prima della fine dell’anno! Con una governo ormai allo sbando, mercoledì l’Italia mostrerà all’Europa ancora la sua inaffidabilità, preferendo giocare al gatto e alla volpe con la dignità dei cittadini. Più volte è stato detto che questa crisi è figlia delle scelte in economia. Ma è un errore paradigmatico. Infatti, è la crisi morale e politica italiana ad essere diventato il vero male dell’assetto economico e della tenuta finanziaria dell’Italia non l’Europa, così chiamata matrigna.
Se da un lato si può convenire con la tanto auspicata tenuta dei mercati – messi ancora oggi alla prova con rendimenti e scambi nuovamente a ribasso – la vituperata congiuntura economica appare in miglioramento. Tutto ciò con una crisi che ha visto nell’immediato l’applicazione dell’incremento dell’IVA, che farà “piangere” i conti degli italiani pur in presenza di ripresa in atto nel manifatturiero, nei servizi, nelle costruzioni. Il Fondo monetario ha ribadito la solidità delle nostre banche, ma resta il nodo del risanamento dei nostri conti pubblici, così debilitati dalla ricerca di fondi per i pagamenti della pubblica amministrazione e per gli ammortizzatori sociali.
Dalle prossime ore però il rischio della caduta del governo sbatte contro delle necessità, prioritarie al momento come la legge fondamentale del nostro bilancio, quella legge di stabilità che in base alla nuova governance europea dovrà essere approvata anche a Bruxelles. «La legge di stabilità – sottolinea Saccomani – è un atto obbligatorio. Non ci si può esimere da questo. Un governo la farà. Aspettiamo di vedere l’evolversi del quadro politico, ma non c’è nessuna ragione per cui non la possa fare questo governo, anche – eventualmente – da dimissionario». Da dimissionario. Appunto. Nella migliore delle ipotesi a “mezzo servizio”.
Gli italiani saranno nuovamente distratti e stavolta l’Europa potrebbe perdere anche il tassello italiano in un momento di estremo bisogno in vista non solo delle elezioni europee del 2014 ma anche della presidenza di turno italiana.

2. Le posizioni del MFE. L’attività della sezione
In questo contesto, non posso che ribadire l’allarme lanciato dal nostro segretario uscente Paolo Acunzo, che ringrazio del lavoro svolto con affetto e stima, al Congresso di Milano: calare l’Europa dall’alto, è una tattica che non funziona più! La soluzione alle crisi nazionali e europee va ricercata nell’iniziativa stessa dei cittadini europei.
Il “Manifesto di Ventotene” deve restare il nostro “libretto” guida in ogni momento storico, in ogni azione da intraprendere, perché parlare, discutere, confrontarsi, può andare bene, può aiutare alla scelta migliore ma non è più un vero motore se le “stanze” restano chiuse e i poteri sono limitati, le influenze ridotte, la distrazione è estrema. La rivoluzione – come anche affermato da Francesco Ferrero- rischia oggi di essere non il messaggio del Manifesto ma il nazionalismo che si pone avversario della moneta europea per distruggere alla base il percorso di integrazione.
Giulia Rossolillo ha dato un messaggio efficace, quando ha sostenuto la necessità del bilancio aggiuntivo UE, mezzo per il sostentamento autonomo dell’Eurozona. Leva va fatta sugli strumenti giuridici a disposizione e su questi deve spingere l’azione del MFE. Partire dall’esistente, è vero, è un modo di approcciarsi gradualista, mediano, ma è in questo momento il primo impatto con il trattato di Lisbona possibile. Non solo trattati singoli rispetto al trattato di Lisbona come avviato con il meccanismo di stabilità ma vere e proprie procedure di cooperazione rafforzata, purché non divori la proposta, oppure appunto il trattato autonomo che, ex art. 136 del trattato, che in seconda battuta – in sede di modifica – non necessita dell’unanimità.
Questa azione del MFE nei confronti anche dei partiti politici, oggi più che mai coinvolti a livello europeo, stante la necessità di indicare il candidato “premier” della Commissione, non può prescindere dall’art.11 del trattato; l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE), richiesta alla Commissione di una elaborazione di un atto legislativo finalizzato alla definizione di un Piano europeo di sviluppo sostenibile e per l’occupazione, che viva delle risorse come sopra individuate. L’ICE – è bene ribadirlo – è una priorità dell’azione del MFE, è uno strumento sì di partecipazione dei cittadini europei, ma è soprattutto un meccanismo, presente, di stimolo per la ricerca di soluzioni condivise anche dalle istituzioni. E il messaggio del presidente del Parlamento europeo Schulz è stato chiaro. Bisogna continuare nella ricerca di affiliazioni e aderenti al sistema ICE in tutti i Paesi europei anche oltre con una azione continua in sede nazionale e anche di singola sezione, come la nostra, dove più realtà si manifestano, dove scambi con altre realtà, cittadini europei può essere un valido veicolo di democrazia partecipata.
Non possiamo prescindere tra l’altro dalla Campagna per la federazione europea che il MFE in tutte le sue articolazioni ha il dovere di porre in essere. Il realismo weberiano che profonde la nostra azione però ci dice che non possiamo vivere di un credito culturale e basta. L’azione politica è cosa di ben altra valenza. E la nostra attività deve essere capillare, continua, senza sosta, allora sì, renderemo omaggio all’albertiniano estratto dell’azione comune come azione personale per far sì che la contraddizione tra i fatti e i valori assuma una dimensione moderna ed efficace. I fatti ci dicono che la crisi del “credo” europeo è attuale. I fatti ci dicono che la richiedere la federazione europea “subito!” è un valore nei confronti del quale dobbiamo continuare a propagandare. Ma ci dice anche che questo valore, non può vivere da solo, per essere nel campo anche dei fatti deve trasformarsi concretamente. Il MFE ha bisogno di una sterzata verso una nuova campagna culturale, per riprendere Albertini, per superare la sfida della “naturale tendenza ad accettare l’esistente”, con una richiesta presente che parta dal “basso” e con esso dalle realtà comunitarie di cittadini, come singoli e come associati. I partiti tornano anche qui interlocutori ma non privilegiati, perché la loro dimensione è corrotta dalla neoburocratizzazione dei giochetti di “poltrona”. I cittadini devono essere posti al centro della campagna per la federazione in quanto nuovo progetto di congresso del popolo europeo. Possiamo prendere a correre anziché trascinarci stancamente verso il nostro obiettivo con il popolo europeo, con la continua mobilitazione. In questo la nostra sezione come il centro regionale unitamente alle sezioni e centri italiani e europei, dobbiamo puntare al risultato finale con “chi ci sta”, superando steccati neoidelogici, che di storico non hanno nulla.
Auguro a tutti i presenti buon lavoro. Faccio i migliori auguri al neo segretario e al nuovo direttivo romano e ringrazio la segreteria uscente per il lavoro svolto, con assidua e infaticabile iniziativa.

di
Mario Leone

Cari amici federalisti,

a due anni dall’ultima Assemblea statutaria il nostro mandato alla direzione della sezione MFE di Roma è giunto a termine. Le attività svolte (come di consueto consultabili sul sito http://www.mferoma.eu) testimoniano la continuità e la coerenza della nostra azione. Quanto ai contenuti, quelli di voi che hanno avuto modo di partecipare possono ricordare l’interesse e la vivacità degli incontri, in cui si è dibattuto di temi di grande attualità politica.

A dimostrazione di ciò cogliamo l’occasione per invitarvi in sede già il prossimo lunedì 23 Settembre per discutere a caldo i risultati delle elezioni in Germania e i suoi possibili risvolti nel processo d’integrazione europea che mostra sempre più i suoi limiti (vedi invito sul retro). Infatti il voto tedesco apre una stagione determinante per il futuro dell’Europa, che ci vedrà impegnati prima per l’elezione del nuovo Parlamento europeo e subito dopo per il semestre italiano di Presidenza dell’Unione europea.

In questo contesto sarà importante confermare una salda presenza dei federalisti europei nella capitale e dunque vi chiediamo, secondo la propria attitudine e la propria disponibilità, di rinnovare l’impegno per la causa della Federazione europea. Dal canto nostro saremo ben lieti di facilitare un ricambio negli incarichi di sezione in modo da favorire il massimo coinvolgimento di tutti gli iscritti e nuove risorse per la conduzione della vita della Sezione. Per questo motivo, dopo oltre 6 anni di mandato, sia il Segretario che il Tesoriere hanno espresso la volontà di passare la mano, grazie anche alla continuità della linea politica assicurata dalla disponibilità del Presidente a continuare il suo incarico. Dunque chiunque voglia dare la propria disponibilità ad entrare in Direzione e/o ad altri incarichi, può segnalarla scrivendo a mfe@mferoma.eu

Tutte le decisioni saranno prese all’Assemblea statutaria degli iscritti per il rinnovo degli organi che è convocata presso la nostra sede al quarto piano di Piazza della libertà 13 (Metro A Lepanto) per

Martedì 1 ottobre 2013, ore 17,30
Con il seguente ordine del giorno:

• Introduzione del Presidente
• Relazione del Segretario
• Relazione del Tesoriere e approvazione del bilancio
• Nomina dei delegati romani al Congresso regionale di novembre
• Elezione del Direttivo e degli altri organi della sezione
• Varie ed eventuali

Augurandoci di vedervi numerosi, vi porgiamo i nostri migliori saluti federalisti.

Il Presidente Il Segretario
Paolo Ponzano Paolo Acunzo

Si è tenuta presso il CIFE (centro italiano di formazione europea) il 10 settembre 2013 una conferenza sull’integrazione regionale tenuta da Fernando A. Iglesias, vicepresidente di democrazia globale di Buenos Aires e direttore della Cattedra Spinelli (CUIA). Ha introdotto l’incontro, il direttore del CIFE, Lino Venturelli, il quale ha letto una dichiarazione del ministro dell’integrazione Kienge, riguardo il problema del razzismo. Il ministro ha ricordato che “… solo con un dialogo opportuno senza violenza si possono risolvere problemi del genere”.

Il dott. Iglesias ha cominciato la propria relazione partendo dalla peculiarità della crisi in cui stiamo vivendo; ci troviamo in un momento in cui si possono fare solo passi avanti, e rinnovare l’attuale ordinamento politico, economico e sociale. Il sistema in cui viviamo ha utilizzato un tipo di approccio nell’affrontare i problemi, che adesso non è più adatto, ha detto il dott. Iglesias. Il metodo che si è utilizzato fino ad oggi può essere riassunto in quattro punti:
1- Integrazione funzionalista. Risolvere le questioni in funzione del problema singolo che si presenta, attuando riforme che possono aiutare solo nel breve periodo. Tale criterio ha funzionato nel passato, ma attualmente non riesce a far fronte al tipo di crisi in cui siamo coinvolti. Bisogna cominciare ad attuare quelle riforme di più larghe vedute che possano preservare il futuro; ad esempio, promuovere uno sviluppo energetico sostenibile al fine di rispettare l’ambiente.
2- Integrazione elitista: fino a questo momento ci sono stati uomini di spicco, come Altiero Spinelli, che hanno portato avanti delle idee senza che ci fosse un vero movimento dal basso che potesse promuoverle, come appunto l’idea federalista. I tempi richiedono una partecipazione del popolo, e quindi dal basso alle grandi idee, per riuscire a cambiare il sistema.
3- Idea Confederativa: questo punto si ricollega al primo; nel lungo periodo gli obiettivi dei singoli stati tendono a coincidere, quindi, conviene cercare di perseguire questi ultimi confederandosi. Nel breve periodo invece gli obiettivi e gli interessi dei singoli stati non coincidono; si consideri la differenza in Europa tra le esigenze degli stati creditori, come la Germania e gli stati debitori come l’Italia, la Grecia o la Spagna. E’ una questione di metodo. Cambiare è doveroso per andare avanti, sennò si rischia di fermarsi ai problemi contingenti senza guardare al futuro, con il rischio di un collasso del sistema.
4- Rapporto tra federazione mondiale e federazione europea: si è detto che non bisogna pensare che prima si debbano risolvere i problemi dei singoli paesi per poi arrivare a una federazione europea, ma c’è bisogno della federazione per risolvere i problemi degli stati. Questo ragionamento deve essere fatto anche a livello globale; non possiamo pensare di arrivare alla federazione europea rimanendo indifferenti a quello che succede nel mondo, sennò si rischia di rimanere indietro. Allo stesso modo, certi problemi europei possono essere risolti a livello mondiale, e quindi, con un’ipotetica federazione mondiale. Dunque, non esiste una precedenza o un ordine tra federazione europea e mondiale; lo sviluppo di ognuna di esse deve avvenire contemporaneamente. Lo sviluppo europeo è legato a quello mondiale, basti pensare alle interconnessioni economiche che oramai hanno degli effetti e interconnessioni globali. Si pensi ai temi quali la Carbon Tax (tassa sulle risorse energetiche che emettono biossido di carbonio nell’atmosfera) la Tobin Tax (tassa sulle transazioni sui mercati valutari) o un welfare state (sistema sociale che vuole garantire a tutti i cittadini, la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili). Tali misure per avere un senso vanno oggi affrontate a livello globale.

Ci vorrebbero dei trattati internazionali che salvaguardino in modo effettivo i diritti fondamentali dei cittadini del mondo, delle istituzioni sovranazionali legittimate a intervenire su questioni umanitarie (si considerino i problemi di molti paesi che si affacciamo sul Mediterraneo e il vento antidemocratico che attualmente caratterizza e genera tali problemi e che richiede immediati interventi politici e umanitari).

Il dott. Iglesias ha portato l’esempio dell’America Latina descrivendo la situazione in cui tale area di mondo si trova. In questo momento, il sud dell’America presenta una grave disuguaglianza economica e sociale ed è stata messa al primo posto, tra tutti i paesi del mondo, per il tasso di violenza. La criminalità organizzata dell’Argentina, per esempio, è inaffrontabile per il governo nazionale, poiché, l’organizzazione criminale opera a livello sovrannazionale, per cui il governo argentino per molte questioni non può intervenire in modo adeguato. Il dott. Iglesias propone di creare una Corte Penale Internazionale che sia competente a occuparsi della criminalità su scala globale.
L’unione di forze a livello federale e il rafforzamento della collaborazione internazionale servirebbero per far fronte alla crisi della sicurezza, al problema ecologico, finanziario e alla crisi demografica. Questi quattro punti rappresentano i pilastri della crisi attuale che nessuno stato da solo è in grado di fronteggiare.

Il Dott. Iglesias rimarca come l’Europa sia una risposta necessaria ma non sufficiente; essa non può affrontare lo strapotere del capitalismo mondiale. Occorre un’unione federalista politica più ampia su basi egualitarie. In questo momento l’UE sta stipulando un accordo commerciale con gli USA che nel giro di circa cinque anni circa sarà pienamente operativo. Quest’accordo può far nascere un accordo anche politico tra le due sponde dell’Atlantico? Sarebbe auspicabile, rileva il dott. Iglesias.
Nel frattempo, noi federalisti, confortati dalle idee di persone come il Dott. Iglesias dobbiamo solo continuare a diffondere l’idea di un’Europa più unita, e magari, di un di mondo maggiormente democratico, affinché possa affrontare in modo coordinato le grande sfide che il nostro futuro già ci riserva.
Eleonora Vasques(GFE Roma)

Si è appena concluso il trentaduesimo seminario di formazione “Il Federalismo in Europa e nel mondo” nell’isola di Ventotene. Dall’uno al sei settembre 2013 centinaia di ragazzi hanno partecipato a diverse conferenze e dibattuto a fondo su vari temi tra loro legati e analizzati nello stato attuale e in un’ipotetica federazione europea. Si è in particolare discusso di diritti dei cittadini, crisi economica, politica estera, pace, politica dell’integrazione dei migranti ecc., nell’ottica comune del progetto federalista europeo.
La banda comunale di Ventotene ha segnato l’avvio dei lavori; il sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso, l’assessore della provincia di Latina Davide Minchella e il vice presidente dell’istituto Spinelli Gabriele Panizzi, hanno formulato i propri saluti ai ragazzi presenti. Dopo l’introduzione di Alfonzo Iozzo, Direzione dell’Unione Europea dei Federalisti, il governatore della banca d’Italia Ignazio Visco ha presentato ai ragazzi una relazione dettagliata sulla crisi economica e sul debito pubblico.
Nell’ultima giornata sono intervenuti il sindaco di Ventotene Giuseppe Assenzo, il segretario dell’Movimento Federalista Europeo (“MFE”) di Roma Paolo Acunzo, l’assessore alla provincia di Latina Silvio D’arco, ed Eros Brega, coordinatore della conferenza delle Assemblee legislative delle regioni e delle province autonome. Come ultimo intervento, Massimo Contri, direttore dell’istituto Spinelli, ha consegnato al giornalista Michael Braun (corrispondente da Roma di Tageszeitung e direttore della Friedrich-Ebert-Stiftung), il premio giornalistico Altiero Spinelli.
Il seminario è stato articolato in tre fasi principali: la relazione su ciascun tema oggetto di analisi, i gruppi di lavoro e il dibattito in plenaria.
In particolare, i relatori spiegavano l’argomento per dare ai ragazzi gli strumenti e una visione generale del tema; in seguito, i gruppi di lavoro hanno approfondito alcuni aspetti dei temi, per poi porre delle domande ai relatori in una successiva riunione plenaria gestita dai moderatori.
La peculiarità di questo seminario e soprattutto della battaglia federalista, è il diverso modo di far politica che viene alla fine proposto.
Non ci si mobilita per un’ideologia ma bensì per fare in modo che i cittadini europei possano, nell’ambito delle proprie rispettive posizioni politiche e ideologiche, avere cittadinanza e rappresentatività nell’ambito di un più ampio progetto federalista europeo.
Gli Stati Uniti d’Europa sono la conseguenza indispensabile che avrebbe origine dalla formazione di una Costituzione europea, dal riconoscimento e al rispetto sostanziale dei diritti fondamentali e dalla gestione della crisi economica tramite politiche di sviluppo a livello europeo (“agli stati il rigore all’Europa lo sviluppo”). Per far questo, l’Europa ha bisogno di un’unità politica; occorre che l’Europa abbia una sola voce, ad esempio, nell’ambito dei conflitti internazionali.
Esistono i presupposti per una federazione europea, ma adesso le istituzioni europee sono limitate dai poteri decisionali che detengono i singoli stati. Si è parlato, infatti, del principio di sussidiarietà che regola le relazioni tra gli stati membri e le istituzioni comunitarie (enti territoriali, stato, commissione Europea).
Verso la fine della settimana, si è discusso a lungo sulla diffusione dell’idea federalista. Quanto i mass media ne parlano, e in che modo? Come diffonderle in maniera più efficace? E’ stato detto da molti relatori che il problema non è la mancanza d’informazioni corrette sui temi dell’Europa ma la presenza di tante informazioni fuorvianti che rappresentano una visione distorta. Bisognerebbe analizzare come noi giovani federalisti europei possiamo diffondere ai nostri concittadini l’idea di un’Europa federata.
Da qui il tema dell’impegno e della militanza in chiave europeista.
L’MFE non riceve soldi pubblici e non viene finanziato se non tramite i proventi delle attività di tesseramento.
Tutti i relatori hanno fatto notare la necessità degli Stati Uniti d’Europa in questo momento. Spesso si pensa che prima bisogna trattare i problemi all’interno degli stati membri e poi proporre soluzioni di rafforzamento delle istituzioni europee in un’ottica federalista. Dal seminario è emerso esattamente il contrario. Per far fronte ai problemi dei singoli stati bisogna creare una federazione europea maggiormente coesa anche a livello politico, perché proprio grazie a quest’ultima che i problemi, che oramai hanno assunto una dimensione mondiale (che nessuno stato membro può singolarmente risolvere), si affronterebbero nel giusto modo e nella giusta misura.
L’obiettivo è, dunque, uno e concreto: verso gli Stati Uniti d’Europa. Subito.
Eleonora Vasques GFE Roma.

Il 28 agosto 1943 durante un convegno clandestino svoltosi in una Milano occupata venne fondato il Movimento Federalista Europeo (MFE).

Da allora le attività del movimento si sono sviluppate con continuità, benché con alterni successi. Dalla partecipazione del MFE alla lotta partigiana (in cui morirono federalisti come Colorni, Ginzburg e Jervis) alla creazione di una rete europea della resistenza al nazifascismo. Dall’adesione al CLN nell’immediato dopoguerra, alla campagna per l’approvazione della CED e della Comunità Politica Europea. Cosi via fino ad arrivare ad oggi con numerose mobilitazioni che hanno segnato lo sviluppo del processo d’integrazione europea e domani la creazione degli Stati Uniti d’Europa.

A dire il vero questa lunga e continua attività nasce gia nel 1941 durante il confino antifascista nell’isola di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, autori del “Manifesto per un’Europa libera e unita”, base ideale ed ispiratrice del MFE ancora oggi.

Vorrà dire qualcosa che dopo 70 anni dalla sua fondazione il MFE è l’organizzazione politica più antica ancora esistente nella sua forma originaria in Italia. Tanto più se si tiene conto che è un Movimento che vive solo grazie all’attività volontaria dei suoi militanti, non usufruendo di alcun tipo di finanziamento pubblico, in quanto essendo per sua natura un movimento politico apartitico non presenta alcuna sua lista alle elezioni. Ciononostante ancora oggi ha migliaia di iscritti, poco meno di un centinaio di sezioni distribuite in quasi tutte le regioni d’Italia ed è una delle colonne portanti delle equivalenti organizzazioni federaliste a livello europeo (UEF) e mondiale (WFM).

Ma allora quale è il segreto di questa longevità ? Semplicemente la forza delle idee che storicamente porta avanti (essenzialmente la lotta per la Federazione europea al fine di costruire una nuova forma di democrazia sovranazionale dove al centro vi siano i cittadini e non più i governi nazionali) che invece di invecchiare con il passar del tempo, divengono sempre più attuali.
Perché come diceva Victor Hugo “Non c’e’ nulla di più potente di una idea di cui sia giunto il suo momento”.

Paolo Acunzo
mfe@mferoma.eu

“La diffusione negli ambienti della Resistenza delle tesi del Manifesto, che avvenne anche tramite il periodico clandestino “L’Unità Europea”, portò alla fondazione formale del MFE nel corso di un convegno clandestino svoltosi nella casa di Mario Alberto Rollier il 27-28 agosto 1943 a Milano. Alla riunione parteciparono 31 persone: Arialdo Banfi, Giangio Banfi, Ludovico Belgioioso, Giorgio Braccialarghe, Arturo Buleghin, Lisli Carini Basso, Vindice Cavallera, Eugenio Colorni, Ugo Cristofoletti, Alberto Damiani, Vittorio Foa, Giovanni Gallo Granchielli, don Ernesto Gilardi, Leone Ginzburg, Enrico Giussani, Ursula Hirschman, Willy Jervis, Elena Moncalvi Banfi, Guido Morpurgo Tagliabue, Alberto Mortara, Bruno Quarti, Dino Roberto, Mario Alberto Rollier, Ada Rossi, Ernesto Rossi, Manlio Rossi Doria, Altiero Spinelli, Fiorella Spinelli, Gigliola Spinelli, Franco Venturi, Luisa Villani Usellini. Mancarono all’appuntamento Guglielmo Usellini e Cerilo
Spinelli perché erano stati arrestati tra la fine di luglio e l’inizio di agosto mentre distribuivano un volantino federalista contenente l’appello a prepararsi alla guerra contro i nazisti.”

(dal saggio di Sergio Pistone “70 anni di vita del Movimento Federalista Europeo. 1943

Spunti per un dibattito da approfondire per costruire un’altra politica

Per chiunque si affacci al mondo della politica nel XXI secolo è chiaro che la dimensione nazionale non è più sufficiente in un’epoca in cui i poteri economici-finanziari si muovono velocemente nello scacchiere internazionale trasferendo ingenti capitali tramite pochi click e a causa della lentezza, e spesso dell’impotenza, di un potere legislativo ancora basato unicamente sul principio della sovranità nazionale e della continua ricerca di compromessi tra governi spesso portatori di interessi configgenti. Movimenti lontani tra loro, ma legati dalla volontà di trovare nuove forme di protagonismo dei cittadini nelle grandi scelte fondamentali per il loro futuro (quali ad esempio Occupy Wall Street, gli Indignados o quelli della Primavera in tutto il quadrante medio orientale) ne sono la dimostrazione. Dunque una qualsiasi proposta politica che voglia realmente contribuire al cambiamento per costruire un mondo migliore non può non misurarsi, e cercare soluzioni concrete, con quelle nuove forme di democrazia partecipata e di sviluppo umano, economico e ambientale sostenibile che ha portato con se la moderna era dell’interconnessione individuale globale.

Dunque si dovrebbero avanzare proposte fattive non solo riguardo relazioni internazionali eque e solidali (ripensando il funzionamento dell’ONU, insieme a quello del FMI, del WTO, etc) o su grandi questioni fondamentali (come il taglio del debito dei paesi più poveri, l’abolizione della pena di morte o la moratoria delle armi nucleari nel mondo), ma impegnandosi su posizioni che vincoli qualsiasi governo di cui farà parte e che possano incidere sulla carne viva di milioni di persone, come ad esempio: l’introduzione della Tobin Tax (tassazione delle speculazioni finanziarie gia proposta dal parlamento europeo), del reddito di cittadinanza europeo (visto che è gia previsto in tutti i paesi della UE tranne che in Grecia e in Italia) o degli standard internazionali minimi garantiti per la libertà d’informazione (solo l’oscurantismo ungherese riesce a battere quello italiano in Europa in questo campo) e il riconoscimento universale di tutti i diritti civili.

Senza affrontare questi temi, ma altri si possono aggiungere, oggi sarebbe impossibile affermare a pieno principi quali libertà e uguaglianza. Allo stesso modo senza partire dal livello europeo, sarebbe impossibile realizzare una svolta anche nella politica italiana. Infatti se non bastasse il dato oggettivo che oltre il 70% della normativa nazionale e regionale deriva dall’attuazione di decisioni prese a Bruxelles, le ultime elezioni hanno dimostrato come il dibattito sul futuro dell’Europa (o dell’uscita dall’Euro) sia diventato centrale, estremizzandosi nei contenuti durante la campagna elettorale. Inoltre le proposte circa “quale Europa” saranno qualificanti in vista delle elezioni europee del maggio 2014.

In questa ottica bisogna uscire da affermazioni generiche basate su un europeismo di maniera tipo “serve più Europa” ed entrare in proposte specifiche, quali ad esempio: la necessità di un governo europeo dell’economia che abbia il consenso democratico per assumere politiche economiche capaci di dare risposte alla crisi da Atene a Helsinki, evitando il conflitto di interessi nazionali nascoste in decisioni prese da alcune cancellerie o direttori; l’introduzione di una politica fiscale comune, accanto a quella commerciale e monetaria gia gestita senza una legittimazione diretta dei cittadini; un Piano di sviluppo sostenibile (bilancio ad hoc finanziato tramite project bond, tobin e carbon tax per investimenti per l’occupazione nei campi della ricerca, innovazione e infrastrutture europee) per cui si è già lanciato la raccolta di milioni di firme in tutta Europa, insieme alla richiesta dell’acqua pubblica o del reddito di cittadinanza in Europa. In sostanza, se si vuole sintetizzare il tutto in uno slogan, nel fattivo impegno per la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

Si andrebbe in questa direzione ad esempio se il PD si impegnasse, già dalle prossime elezioni europee, di concordare un candidato unico alla Presidenza della Commissione europea con le forze progressiste di tutta Europa, in modo da dare la possibilità agli elettori di scegliere un programma e un candidato comune, eleggendo in sostanza una sorta di Sindaco d’Europa.

Ma ovviamente sono possibili anche altre proposte concrete per costruire un’altra Europa vicina ai cittadini, al fine d’introdurre nuove forme continentali di partecipazione democratica e decisionali. Così ad esempio come l’Erasmus ha formato migliaia di giovani, per diffondere la consapevolezza della cittadinanza europea si potrebbe rilanciare la proposta di un servizio civile europeo (riconosciuto nel curriculum e retribuito), o promuovere l’introduzione nelle scuole di una sorta di educazione civile europea o l’alfabetizzazione in una seconda lingua veicolare europea per tutta la popolazione italiana o ancora più semplicemente la trasmissione in chiaro di canali in lingua italiana come Euronews che potrebbe contribuire a sprovincializzare l’informazione nostrana.

Questi sono solo alcune idee concrete di cosa significa porre il tema del mondo e dell’Europa al centro di una proposta politica innovativa. Ovviamente altre sono possibili e auspicabili, ma se si vuole incidere realmente nelle scelte fondamentali dell’oggi, contribuendo alla costruzione di un futuro migliore per tutti noi, bisogna essere in grado di uscire da vuoti slogan, dandogli sostanza e ricaduta diretta nella costruzione di nuove forme sovranazionali di partecipazione democratica.

Paolo Acunzo
pacunzo@hotmail.com

di Paolo Acunzo

Questo congresso celebrativo del MFE cade in un momento particolare della vita politica italiana, a ridosso di elezioni che hanno regalato non poche sorprese. Infatti se era previsto la mancanza di referenti governativi a cui il MFE potesse rivolgersi per questo importante evento, visto lo stretto margine temporale che intercorre dalle elezioni, i risultati che ne sono scaturiti sono stati totalmente imprevedibili. Credo che anche il MFE debba ragionarci per definire la sua azione, essendo sintomo di una contesto sociale e politico completamente mutato, e non solo in Italia.

Partiamo da un primo dato: mai come in questa tornata elettorale i temi europei sono stati al centro del dibattito politico, seppur spesso eccessivamente semplificato e demagogico, e ha estremizzato le posizioni sul futuro dell’Europa in un modo forse eccessivo, ma che ci lascia ampio margine di azione. Infatti se è vero che le forze che proponevano “un’Italia europea” (quelle che si rifacevano alle candidature Bersani e Monti) inaspettatamente non hanno conseguito una chiara maggioranza, il fronte “euroscettico” interpretato diversamente dai candidati Berlusconi e Grillo hanno avuto gioco facile a far leva su pulsioni populiste e genericamente anti-austerity con slogan del tipo “mandiamoli tutti a casa” o tornare “padroni a casa nostra”.

Lo spazio che si apre per l’azione del MFE è immenso: ormai pare chiaro che all’italiano medio non basta più un generico europeismo, un processo d’integrazione calato dall’alto da pochi padri fondatori o spesso da decisioni prese in grigie stanze di Bruxelles o di Francoforte da poteri e interessi non meglio identificati. La risposta che serve più Europa, senza qualificarla, è giusta ma non è più sufficiente. Dunque non solo in Italia ci troviamo davanti al bivio di chi in un dibattito sull’Europa, presenti in tutte le arene nazionali, propone scorciatoie antistoriche come quelle dell’uscita dall’euro o dalla UE, e chi proponendo di andare verso una unione politica sempre più stretta non ha gli strumenti intellettuali, o il coraggio, di tracciare la via maestra verso la Federazione europea come unica possibile via d’uscita a questa crisi, che in primis è crisi della politica. Infatti come si pretende di governare una finanza che si muove con veloci click sull’intero scacchiere mondiale con una politica ancora fondata sulla sovranità nazionale e logorata da antichi riti alla lenta ricerca di compromessi intergovernativi che si rivelano per forza di cose insufficienti ?

Dunque il MFE ha una occasione storica. Quella di collocarsi in senso Gramsciano in posizione egemonica dal punto di vista culturale di quel vasto fronte consapevole che l’Europa intergovernativa ormai non regge più il passo dei tempi. L’esigenza di nuove forme di partecipazione democratica su scala continentali divengono indispensabili se non si vuole distruggere tutto ciò che è stato costruito dal dopoguerra in poi, ripiombando in un moderno medioevo. Ma per far ciò dopo 70 anni il MFE deve modificare in profondità la sua stessa natura e la sua capacità di azione, uscendo da stantii dibattiti interni e andando oltre ai classici riferimenti dei federalisti che agivano in un contesto internazionale di un’altra epoca, pure se questi si chiamino Albertini e Spinelli.

In primis non si può più pensare di rivolgersi agli attuali regnanti come se avessero ancora lo scettro del potere per volontà divina. Le cancellerie sono le prime a soffrire di una crisi di legittimazione democratica, dovuto ad un sempre più diffuso disinteresse dei cittadini nella politica, percepita sempre meno rilevante rispetto alle dinamiche globali dell’economia. Le attuali classi dirigenti sono considerati i principali responsabili di quei provvedimenti caduti dall’alto e invisi ai più, come il pareggio di bilancio o il Fiscal Compact, in quanto capaci solo di peggiorare la situazione nell’immediato, senza dare reali prospettive future di ripresa. Inoltre gli stessi governanti cadono spesso nell’errore di addossare le colpe a imposizioni di un’Europa lontana e maligna, che sono loro malgrado obbligati a subire, minando dalle fondamenta non solo la legittimità delle attuali istituzioni comunitarie, ma la loro stessa credibilità.

Dunque il MFE dovrebbe approfittare di questa crisi della politica nazionale e divenire il Federatore di tutte quelle forze ormai coscienti nella società contemporanea che solo il salto federale sarà in grado di realizzare la rivoluzione europea. Ma per far ciò il suo messaggio deve essere diretto, chiaro e radicale, non più mediato attraverso appelli a ipotetici potentati di turno, ma avendo come target direttamente la società civile organizzata e amplificandone l’azione grazie ad un uso attento dei moderni mezzi di comunicazione. Bisogna creare un consenso in favore della Federazione europea il più diffuso possibile nell’opinione pubblica, se veramente si vuole influenzare conseguentemente i decisori finali. E oggi con l’estremizzazione del dibattito politico sull’Europa qualsiasi forza politica ha la necessità di schierarsi da una parte o dall’altra per rendere credibile la sua proposta di cambiamento.

Ovviamente per far ciò il MFE deve cambiare anche il suo modo di agire. Non considerarsi custodi di una verità rivelata a pochi eletti, ma vivere a pieno il mondo che ci circonda, proponendo soluzioni federaliste a reali problemi e sporcandosi anche le mani con scelte di parte, se necessario. In questa ottica diventa essenziale la campagna lanciata dal MFE per l’ICE per un Piano di sviluppo sostenibile, per diversi motivi: è uno strumento che induce ad aprirsi all’esterno, creando alleanze anche con nuovi soggetti sociali; da risposte a problemi concreti quale la crisi economica, facendo entrare nel dibattito politico l’esigenza ormai non rinviabile di istituire un governo europeo dell’economia, con tutto quello che ne consegue; mette alla prova il grado di consenso che i federalisti riescono a raccogliere, uscendo da una pericolosa autoreferenzialità del movimento e obbligando, se si vuole raggiungere l’obiettivo del milione di firme, di innovare anche la propria comunicazione politica. Se poi la campagna dell’ICE entrasse nel vivo durante le prossime elezioni europee, potrebbe diventare uno spartiacque tra due visioni sociali contrapposte di Europa: la scorciatoia populista del ritorno alle piccole patrie Vs quella di ampio respiro di stampo federalista, correndo addirittura il rischio di dare forza popolare a quest’ultima nel nuovo Parlamento europeo.

In definitiva queste elezioni politiche segnano grandi opportunità per il MFE, che spero sapremo cogliere. Ma anche un grande rischio. Quello di rimanere sordi a questi segnali e di continuare a perpetrare una linea di supporto a quello che c’e’ o c’e’ stato, ossia ad una visione di un’Unità europea possibile solo se calata dall’alto, che invece di avvicinare i cittadini alla battaglia federale, li allontana. Per questo credo che nel contingente sarebbe deleterio sostenere qualsiasi nuova forma di governissimo in Italia, il quale dietro la scusa del “C’e’ lo chiede l’Europa” allontanerebbe ulteriormente l’opinione pubblica da quel diffuso europeismo che tradizionalmente caratterizzava il nostro paese. Ne abbiamo avuto la riprova proprio con queste elezioni, dove la stessa idea di un’Italia europea del governo uscente ha pagato proprio il suo mancato consenso democratico per delle scelte impopolari, seppur spesso necessarie.

Oggi il MFE spetta questo storico compito. Essere un punto di riferimento di tutti i federalisti europei, fuori e dentro il movimento, e creare quel consenso necessario intorno all’idea che un’altra Europa non è solo possibile, ma indispensabile se si vuole ridare speranza nel futuro alle nuove generazioni. La sfida è grande, ma è l’unica possibile se il MFE non vuole relegarsi definitivamente all’irrilevanza politica, invece di contribuire al raggiungimento di quel nobile obiettivo per cui è nato 70 anni fa: la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

Buon sfida a tutti noi.

Paolo Acunzo
Relazione alla Commissione “L’Italia e l’Unità europea”,
XXVI Congresso nazionale del Movimento Federalista Europeo,
Milano, 22 marzo 2013

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