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Locandina Euros

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Striscione GFE

Cari amici,
ringraziando tutti gli intervenuti al nostro dibattito di ieri “Europa, ritorno al futuro” e in particolare la GFE Roma anche per la bella e partecipata festa dell’Europa serale, vi ricordo l’appuntamento di domani per la manifestazione MFE nell’ambito del Festival d’Europa di Firenze “Stati Uniti d’Europa per uscire dalla crisi”.

Come gia annunciato l’appuntamento per la delegazione del MFE/GFE di Roma e Lazio è alle ore 15 a Piazza indipendenza a Firenze, dietro lo striscione che la sezione ha fatto per l’occasione (vedi foto allegata).

Inoltre qui di seguito trovate la convocazione della prima riunione del nuovo Comitato Centrale MFE, a cui oltre ai membri eletti all’ultimo congresso nazionale possono partecpare tutti gli interessati, e il comunicato stampa sulla manifestazione.

Ci vediamo a Firenze.

Paolo Acunzo
Seg. MFE Roma

Carissimi,
purtroppo non potrò condividere con voi le celebrazioni per la festa dell?Europa organizzate per domani. In questi giorni sono infatti a Londra per una conferenza parlamentare dei paesi G8/G20 promossa dall?European Parliamentary Forum on Population and Development sul tema ?What place for family planning in the future of development ??.
Mi fa piacere però condividere con voi queste poche righe perché avverto quanto questa celebrazione abbia un significato profondo, tanto più oggi.
L?anniversario della Dichiarazione Schuman, con cui ricordiamo l?intervento del Ministro degli esteri francese per l’istituzione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, Í ¨ una delle poche ricorrenze che ci proietta, ogni anno, in direzione di un futuro ancora da realizzare, piuttosto che verso un passato da non dimenticare.
Basta rileggere, ancora una volta, quel testo così ispirato, che indicava, oltre 60 anni fa, un?orizzonte ideale, un progetto politico, un metodo operativo che sono ancora in larga misura attuali: un?Europa unita, al servizio di relazioni pacifiche nel mondo, da costruire non in un giorno, ma attraverso ?realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto?, come prima tappa di una futura Federazione europea.
Quel metodo dei ?piccoli passi?, della condivisione di interessi e obiettivi comuni, della gradualità di un processo di integrazione, che veniva tuttavia sorretto da una robusta visione ideale, dalla consapevolezza che per consegnare definitivamente un intero continente ad una pace duratura fosse indispensabile far crescere l?adesione popolare intorno ad un progetto comune fondato su solide basi, poiché, come ricordava Jean Monnet,?niente esiste senza le persone, ma niente dura senza le istituzioni?.
Oggi questo 9 maggio ricorre nel pieno di una delle stagioni più difficili per l ?Europa: una crisi economica senza precedenti ha minato alle fondamenta la stabilità e la vitalità dei nostri sistemi produttivi, con una spirale di recessione, di disoccupazione, di povertà che sta scuotendo gran parte del nostro continente. Questo avviene senza che l?Europa abbia dimostrato fin qui di saper organizzare una risposta adeguata, con scelte condivise, con strumenti di partecipazione democratica dei cittadini, con azioni comuni e coraggiose per mobilitare grandi investimenti su scala europea per il lavoro, lo sviluppo sostenibile, la ricerca e l?innovazione.
E? qui, in questi bisogni così concreti e così strutturali che diventa più evidente che mai quello di cui noi siamo sempre stati consapevoli: la necessità e l?urgenza di un?Europa politica, di un passo avanti determinato verso una fase molto più avanzata del nostro processo di integrazione comunitaria, che avvicini il traguardo degli Stati Uniti d?Europa.
L?Italia può e deve fare la sua parte, non solo per la sua storica ispirazione europeista, ma soprattutto perché è suo interesse vitale essere protagonista di questa battaglia, sin dai prossimi vertici europei.
A noi, a tutti noi, spetta fare la nostra parte, nelle istituzioni nazionali ed europee, cos ì come nella società, perché si possa rinnovare in modo concreto, operoso, attivo, dopo oltre 60 anni, quell’ispirazione ideale, per fare dell’Europa finalmente una vera comunità.
Federica Mogherini

sono lieti di invitarti alla tavola rotonda dal titolo:
“EUROPA, RITORNO AL
FUTURO”
IDENTITA’ – CONFINI – CITTADINANZA – DEMOCRAZIA – SOLIDARIETA’ – PARTECIPAZIONE

9 maggio 2013
Ore 17.00 – 19.30
“Spazio Europa” – Via Quattro Novembre, 149 – Roma

Intervengono:
Enzo Moavero Milanesi*, Ministro degli Affari Europei
David Sassoli*, Parlamentare Europeo
Paolo Acunzo, Segretario MFE Roma “Altiero Spinelli”
Pier Virgilio Dastoli, Presidente CIME
Alessandro Giordani, Capo Settore Comunicazione, Informazione e Reti – Rappresentanza in Italia della
Commissione Europea

L’evento è realizzato in collaborazione con Spazio Europa, gestito dall’Ufficio d’informazione in l’Italia del
Parlamento Europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea il Consiglio del Movimento Europeo, il Movimento Federalista Europeo e Gioventù Federalista Europea
sono lieti di invitarti alla tavola rotonda dal titolo:
“EUROPA, RITORNO AL
FUTURO”
IDENTITA’ – CONFINI – CITTADINANZA – DEMOCRAZIA – SOLIDARIETA’ – PARTECIPAZIONE

9 maggio 2013
Ore 17.00 – 19.30
“Spazio Europa” – Via Quattro Novembre, 149 – Roma

Intervengono:
Enzo Moavero Milanesi*, Ministro degli Affari Europei
David Sassoli*, Parlamentare Europeo
Paolo Acunzo, Segretario MFE Roma “Altiero Spinelli”
Pier Virgilio Dastoli, Presidente CIME
Alessandro Giordani, Capo Settore Comunicazione, Informazione e Reti – Rappresentanza in Italia della
Commissione Europea

L’evento è realizzato in collaborazione con Spazio Europa, gestito dall’Ufficio d’informazione in l’Italia del
Parlamento Europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea
9 maggio - Invito Aperitivo9 maggio – Europa ritorno al futuro1

Il proliferare delle crisi dei debiti nazionali (Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo e Cipro) ha dimostrato che è impossibile superare le attuali difficoltà della moneta unica senza il comple-tamento di un vera Unione economica e monetaria.

Come già sostenuto da diversi studiosi, una Unione monetaria non può sopravvivere in assenza di una Unione politica o di una Unione economica con un meccanismo automatico di salvaguardia in grado di smorzare shock asimmetrici tra le economie nazionali.

A questo scopo, il Consiglio europeo ha deciso, in linea di principio, di raggiungere una vera Unione economica e monetaria che potrebbe dotare l’Unione Europea, nei prossimi due o tre anni, di nuove competenze nel campo della politica economica, di creare un vero Tesoro eu-ropeo (o un Ministro europeo del Tesoro), di stabilire nuovi meccanismi europei di solidarietà (come Euro-bills, “Redemption Fund”, o altri) e di creare un bilancio europeo distinto per l’area euro.

La Commissione europea ha adottato, nel novembre del 2012, un Blueprint per una più pro-fonda e vera UEM, che contiene una serie di misure a breve, medio e lungo termine per rag-giungere questo obiettivo. Alcune di queste misure possono essere adottate attraverso la legislazione secondaria dell’Unione, mentre altre (come una vera capacità fiscale dell’area euro, un “Redemption Fund” e gli Euro-bills) richiederanno una modifica dei Trattati.

Da un punto di vista giuridico, questa revisione del Trattato di Lisbona richiede che si ricorra alle procedure definite dal Trattato stesso, in particolare la necessità dell’unanimità dei 27 Stati membri per la ratifica del nuovo Trattato (per via parlamentare o referendaria). Questa condizione non può essere aggirata, tranne nel caso in cui gli Stati membri decidano una “rottura costituzionale” che utilizzi procedure non previste dal Trattato, per esempio:

1) che una maggioranza di Stati faccia appello alla clausola “rebus sic stantibus” della Convenzione di Vienna per adottare un nuovo Trattato fra di loro;
2) che si utilizzi una procedura a maggioranza per la ratifica di un nuovo Trattato che a-broghi l’attuale, sul modello del “Progetto Penelope”;
3) che si faccia ricorso alla clausola di recesso prevista dall’articolo 50 del Trattato di Li-sbona per uno Stato membro, ma esercitata simultaneamente da una maggioranza di Stati membri che vogliano concludere un nuovo Trattato per i paesi dell’area euro.

A tutt’oggi, non sembra esistere tra gli Stati dell’area euro la volontà politica di ricorrere ad una di queste procedure eccezionali (come confermato dalle caute reazioni dei governi dell’area euro al recente discorso del Primo Ministro britannico).

In questa situazione, la revisione dei Trattati europei necessaria per raggiungere una vera UEM richiederà la ratifica unanime di 27 Stati e quindi il consenso del Regno Unito al nuovo Trattato (compresa la possibile modifica dell’art. 48 TEU per introdurre una procedura a maggioranza per le future revisioni dei Trattati). A meno che un futuro governo laburista modifichi radicalmente l’attuale approccio del Primo Ministro Cameron, il governo britannico richiederà nei negoziati del 2015 la “rinazionalizzazione” di alcune competenze dell’Unione europea nel campo sociale, dell’immigrazione ed altro. Poiché è improbabile che questa richiesta sia accettata dagli altri Stati membri, ci si può aspettare che il Consiglio Europeo decida di concedere al Regno Unito una serie di deroghe o di clausole di “opting-out”. Questa soluzione potrebbe costituire un “deal” per ottenere, in cambio, la trasformazione dell’area euro in una “cooperazione rafforzata” permanente che possa approfondire la propria integrazione e proseguire sulla strada verso una Unione politica senza il consenso britannico. Tra l’altro, questa nuova situazione potrebbe essere coerente con l’affermazione del Primo Ministro britannico secondo la quale il Regno Unito non intende impedire agli Stati membri dell’area euro di approfondire la loro integrazione.

Tale revisione del Trattati europei (ipotizzando il consenso del popolo britannico in un possibile referendum) permetterebbe al Regno Unito di mantenere i benefici dell’Unione Europea (in particolare del mercato unico), pur godendo di uno status speciale non molto diverso, in termini di contenuto delle politiche, da quello degli anni 1993-1997 (quando il Regno Unito non partecipava né all’UEM, né al sistema di Schengen, né al Protocollo sociale).

Naturalmente, dal punto di vista istituzionale, questa revisione dei Trattati europei creerebbe “un’Europa a due velocità” nella quale alcuni Stati membri manterrebbero per alcuni anni l’attuale livello di integrazione, mentre altri approfondirebbero la loro integrazione e dareb-bero vita ad una vera UEM. Tuttavia questa soluzione non implica che l’Euro-zona diventi ne-cessariamente la prima classe di un’ Unione Europea stabilmente a “due classi”, ma potrebbe costituire l’avanguardia temporanea di un’ intera Unione, svolgendo il ruolo di locomotiva ed indicando la strada a tutti gli altri Stati membri che vogliano prendervi parte.

Paolo Ponzano

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