L’ ampiezza del compiacimento ottenuto dal nostro presidente del Consiglio, su scala internazionale, per l’ esito positivo della richiesta di socializzare il carico dell’ eccesso del differenziale ( spread )  fra i prezzi di collocazione dei titoli di credito degli Stati europei  dell’ eurozona, non deve sorprendere .

In effetti sarebbe quanto meno opportuna una cautela nel considerarlo un risultato concretamente importante, considerando  che non è ancora chiarito né il livello minimo di differenziale né fissato il meccanismo procedurale per il loro riconoscimento.

Ma l’ ottenuto riconoscimento del principio, malgrado la contrarietà tedesca, assume un significato che trascende la effettiva concretezza del beneficio perché conferisce un fattore di solidarietà fra stati ( dell’ eurozona) e un passo in avanti verso una concezione solidaristica, quindi federalista, dell’ Unione.

Questo motivo, giustifica pienamente il giudizio politicamente positivo di questo risultato, pur scettici sui livelli di beneficio che deriveranno ai singoli stati che, per farne richiesta, dovranno dimostrare adeguato   rigore nella gestione dei propri bilanci nazionali.

In sostanza si è introdotto un principio di fiscalità generale europea , con implicazioni che, se saggiamente valorizzate, potrebbero assecondare un processo di crescente influenza dell’ imponente corpo elettorale dei cittadini europei, accrescendone il diritto di assurgere a primaria istanza delle scelte della governance  europea  in quanto tale.

L’ ipotesi di un quadro di interferenza elettorale reciproca fra le nazioni della zona euro, è potenzialmente  foriera di possibili mutamenti di propensione dei  paesi che finora hanno conservato l’ opzione della loro sovranità monetaria.

Forse le motivazioni di Mario Monti erano presumibilmente molto più vicine alle conseguenze degli equilibri interni del parlamento italiano, riguadagnandone la subalternità : e nessuno potrebbe eccepire sulla piena legittimità dell’ occasione.

Ma nei processi storici molto complessi fanno  sempre capolino intrecci di conseguenze imprevedibili che, coscientemente o meno, producono  fenomeni  cosiddetti di eterogenesi dei fini , che un tempo si definiva il destino.

Pierluigi Sorti

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